
Claudio Zali non ha più un dipartimento. Lo ha comunicato mercoledì in conferenza stampa la presidente del Governo Marina Carobbio Guscetti, spiegando che il Territorio è stato assegnato temporaneamente al direttore del DSS Raffaele De Rosa. Una decisione attesa quella dell’Esecutivo, che martedì, dopo aver appreso dai media la notizia dell'apertura di un procedimento penale nei confronti di Zali per presunti reati contro l'integrità sessuale, aveva chiesto al «ministro» leghista di rendere effettive da subito le dimissioni già annunciate per fine settembre. Dimissioni, lo ricordiamo, comunicate a luglio dall’ormai ex direttore del DT dopo la bufera dei file audio. Di fronte al rifiuto di Zali di accogliere la richiesta dell’Esecutivo, il Governo ha quindi proceduto alla ridefinizione della conduzione del Dipartimento del territorio, l'ultimo settore che il dimissionario consigliere di Stato aveva mantenuto dopo aver ceduto, in luglio, le responsabilità di Magistratura e Polizia cantonale.
La situazione
Nelle prossime settimane, Zali potrà comunque partecipare alle riunioni del Governo e avere accesso a Palazzo delle Orsoline e alla sua posta elettronica. «È sicuramente una situazione insolita, ma rimane l'unica via percorribile», commenta il politologo Nenad Stojanovic, interpellato da Ticinonews. «Se da un lato abbiamo un “ministro” che non vuole rassegnare subito le dimissioni, bensì sceglie di mantenere la tabella di marcia decisa in luglio, e dall’altro il resto dell’Esecutivo che ritiene invece che lui debba andarsene subito, non rimangono altre soluzioni se non quella di togliergli la responsabilità totale dei dossier politici che gestiva». Personalmente «mi aspettavo che Zali compisse un gesto di responsabilità, considerando anche che la richiesta proveniva dai suoi colleghi. Tuttavia, leggendo la sua presa di posizione di martedì, sembra quasi che si sia sentito un po' messo all’angolo. Da qui, la sua reazione di “attacco”, se così possiamo dire. È come se avesse voluto ribadire: "Non intendo compiere questo passo sotto pressione”».
Il rapporto cittadini-istituzioni
Alla luce di quanto successo nelle ultime settimane, si è parlato in questi giorni anche del rischio di una sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. «Sicuramente questa situazione non giova all’immagine della politica ticinese», analizza Stojanovic. Per cercare di ricucire (l’eventuale) strappo con la popolazione «lo Stato dovrà essere presente nei restanti mesi dell’attuale legislatura». In questo modo «potrà riacquisire l'autorevolezza che recentemente si è forse un po’ indebolita. Va comunque riconosciuto al Consiglio di Stato di essersi presentato (Zali escluso) di fronte ai media, assumendosi le proprie responsabilità, in una situazione estremamente difficile da gestire».

