

Durante il momento delle domande, a De Rosa è stato chiesto anche dell'e-mail che Zali mandò ai vertici dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC) per far assumere una sua conoscente. Lo stesso De Rosa ha spiegato di avere subito scritto all'EOC per fare massima chiarezza sulla vicenda, non appena la notizia è stata pubblicata. Se ne riparlerà, ha aggiunto, in risposta agli atti parlamentari pendenti sulla vicenda.
Al Consiglio di Stato è stato chiesto di prendere posizione rispetto alla comunicazione di Claudio Zali: «Prendiamo atto della comunicazione di Claudio Zali» ha detto Carobbio Guscetti. «È sua, personale. Quanto al rispetto della presunzione di innocenza che ha invocato, ci sono due livelli. La sua posizione e, parallelamente, quella politica. Ed è sul fronte politico, per garantire credibilità e lavoro delle istituzioni, che noi abbiamo deciso di agire. Chiedendo le dimissioni immediate e, di conseguenza, togliendogli il Dipartimento del Territorio. Sul primo livello sta lavorando l'autorità inquirente».
Al Consiglio di Stato è stato chiesto di prendere posizione rispetto alla comunicazione di Claudio Zali: «Prendiamo atto della comunicazione di Claudio Zali» ha detto Carobbio Guscetti. «È sua, personale. Quanto al rispetto della presunzione di innocenza che ha invocato, ci sono due livelli. La sua posizione e, parallelamente, quella politica. Ed è sul fronte politico, per garantire credibilità e lavoro delle istituzioni, che noi abbiamo deciso di agire. Chiedendo le dimissioni immediate e, di conseguenza, togliendogli il Dipartimento del Territorio. Sul primo livello sta lavorando l'autorità inquirente».
Va fatto, in futuro, un ragionamento sugli strumenti a disposizione del Governo per, eventualmente, spingere verso l'uscita un consigliere di Stato? «Certamente ci ragioneremo» ha detto Carobbio Guscetti. «Da un lato, c'è la presunzione di innocenza. Dall'altro, c'è il tema politico, del ruolo, della carica. Di qui la nostra decisione, considerando la fiducia e la credibilità delle istituzioni. È evidente che, di fronte a una crisi, fa fatta una analisi ed è ciò che faremo».
«Abbiamo già spiegato che cosa si può legittimamente fare e pretendere» ha detto Norman Gobbi. «Quando un cittadino viene eletto, in qualsiasi funzione, oltre a valere la presunzione di innocenza vale il giudizio popolare. Sin qui il sistema ha sempre funzionato. È giusto valutare, è giusto porsi delle domande, ma il buon funzionamento dello Stato sin qui è stato garantito».
A Carobbio Guscetti viene chiesto di spendere, quantomeno, una parola per la 52.enne morta nel Ceresio, la donna che aveva pubblicato gli audio di Zali, e in generale di spendersi per sensibilizzare sulla violenza contro le donne. «Sì, certo che si possono spendere parole nei confronti delle vititme di violenza, l'ho fatto ancora lunedì e l'ho fatto in altre interviste» ha detto la presidente del Consiglio di Stato. «Ho anche chiesto, sempre, di rafforzare le possibilità di protezione delle vittime di violenza. Ho sottolineato la mia vicinanza alla vittima anche oggi, in apertura, pure a livello personale e non solo per tutto il Governo. Siamo vicini alla famiglia della signora deceduta. Esprimiamo cordoglio e vicinanza, il tutto attendendo l'esito dell'attività inquirente».

A Zali, è stato chiesto in sala, verrà negato l'accesso a Palazzo? Avrà ancora un ufficio? Avrà accesso alla posta elettronica? Zali, ha ricordato Carobbio Guscetti, coadiuvata da Arnoldo Coduri, è stato democraticamente eletto. È previsto, dunque, che partecipi alle riunioni del Consiglio di Stato. E che possa avere accesso a strutture e posta elettronica. I suoi dossier, invece, passeranno a Raffaele De Rosa.
Come e se Zali, ora, parteciperà ai lavori di Governo? A maggior ragione pensando che è senza Dipartimenti. «Rimane in base alla legge in vigore, fino al 30 settembre» ha risposto Carobbio Guscetti. «Auspicavamo che potesse fare un passo indietro immediato, così non è stato. Ma la legislazione parla chiaro».
Guscetti, concludendo il suo intervento, ha voluto sottolineare un aspetto: «Le difficoltà delle ultime settimane non hanno mai bloccato le attività delle istituzioni e dell'amministrazione cantonale. In Ticino, lo Stato c'è e funziona. Ringraziamo chi, in queste settimane, ha garantito che la collettività ricevesse i servizi necessari». Quanto emerso nelle scorse settimane «merita la massima chiarezza» ha aggiunto la presidente. «Chiediamo, ora, che tutti si esprimano con senso di responsabilità e rispetto per le persone. Siamo convinti della decisione presa, a tutela del lavoro e della credibilità delle istituzioni. Lavoriamo per ripristinare la fiducia di cittadine e cittadini».
Il Governo è dunque passato ai fatti. Di fronte al rifiuto di Claudio Zali di rendere immediatamente effettive le dimissioni annunciate a luglio, il Consiglio di Stato ha proceduto alla ridefinizione della conduzione del Dipartimento del territorio, l'ultimo settore che il consigliere di Stato leghista aveva mantenuto dopo aver rinunciato, in luglio, alle responsabilità su Magistratura e Polizia cantonale.
Era il passaggio annunciato nero su bianco ventiquattr'ore prima. Nel comunicato diffuso ieri, al termine di una seduta straordinaria convocata dopo che il Governo aveva appreso «dai media» dell'apertura di un procedimento penale a carico di Zali, l'Esecutivo aveva chiesto al proprio membro di lasciare con effetto immediato, «a tutela delle istituzioni e della loro credibilità». La risposta, come si legge nella stessa nota, non è arrivata: «Al momento, il Consigliere di Stato Claudio Zali non ha dato seguito a questa richiesta». E il Governo aveva fissato l'alternativa senza margini: in assenza di un passo in quella direzione, la seduta ordinaria di oggi avrebbe portato alla ridefinizione della conduzione del Dipartimento.
A parlare, per prima, è stata la presidente Marina Carobbio Guscetti. La quale, dopo i ringraziamenti di rito, ha parlato di un momento difficile e di smarrimento per il nostro cantone. Dopo aver ripercorso le tappe più recenti del cosiddetto caso Zali, Carobbio Guscetti ha annunciato che al consigliere di Stato leghista è stato infine tolto il Dipartimento del Territorio. Dipartimento che passerà a Raffaele De Rosa.
I quattro consiglieri di Stato, Marina Carobbio, Christian Vitta, Raffaele De Rosa e Norman Gobbi, accompagnati da Arnoldo Coduri sono infine entrati nella sala stampa di Palazzo delle Orsoline. Con un ritardo di circa mezz'ora.
Annunciata alle 15, la conferenza stampa del Governo non è ancora cominciata. Non è dato sapere, al momento, come mai il Consiglio di Stato sia in ritardo rispetto all'orario di convocazione.
Queste, poco prima della conferenza stampa prevista, le parole di Claudio Zali: «Desidero esprimere le seguenti precisazioni alle informazioni diffuse dai media a seguito dell’apertura nei miei confronti di un procedimento penale per reati contro l’integrità sessuale. Confermo in primo luogo che esso è stato avviato a seguito di una mendace segnalazione della 52enne tragicamente annegata a Melide lo scorso 18 agosto, la quale, animata da profondo risentimento nei miei confronti, aveva già commesso in mio danno il reato di registrazione clandestina di conversazioni, con ciò che ne era seguito. Va poi sottolineato come in questa fattispecie, risalente a parecchi anni fa, essa non abbia segnalato supposti reati commessi nei suoi confronti, ma bensì di una terza persona. E il punto centrale della vicenda risiede proprio nel fatto che la persona indicata come vittima, sentita per ore dagli inquirenti alla presenza del proprio legale, ha smentito le congetture della denunciante e nega dunque che vi siano stati da parte mia comportamenti indebiti nei suoi confronti. A riprova di ciò, essa non si è costituita accusatrice privata, questo significa che ella non intende essere parte del procedimento penale ed anzi se ne disinteressa. Sentito a mia volta, ho risposto in modo trasparente ad ogni domanda e negato l’esistenza di qualsivoglia comportamento contrario alla legge. In questo procedimento, dunque, non c’è più una denunciante, non c’è mai stata una vittima e l’accusato nega in modo credibile ogni addebito. La situazione è limpida e non posso perciò condividere la decisone del Ministero pubblico di confermare pubblicamente l’esistenza del procedimento prima di abbandonarlo, cedendo alle pressioni di certa stampa. Questa comunicazione stereotipata evoca in modo sterile la presunzione di innocenza e mi provoca inutilmente un gravissimo ed ingiusto danno d’immagine. Questo è fonte di sofferenza per me, per i miei famigliari, per tutte le persone a me vicine e, posso immaginare, anche per la presunta vittima ingiustamente coinvolta nella vicenda. Ciò crea inoltre pregiudizio alle istituzioni medesime. Nondimeno, con la tranquillità di chi è innocente ribadisco la piena fiducia nell’operato del Ministero pubblico e del nostro sistema giudiziario. Resto dunque in attesa della chiusura nelle prossime settimane di questo infondato procedimento. In queste circostanze, l’evocato ulteriore passo indietro dal mio ruolo di Consigliere di Stato verrebbe inevitabilmente letto da molti come un’ammissione di responsabilità in realtà inesistenti. Rimango quindi al mio posto fino alla data da me stabilita ed invito tutti, anche i miei colleghi, al rispetto reale, e non solo a parole, della presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione federale».
TeleTicino seguirà, a partire dalle 14.45, la conferenza del Governo. Presenti in studio, con il direttore di TeleTicino Sacha Dalcol, Gianni Righinetti, Andrea Leoni, Laura Milani. Collegata da Bellinzona Claudia Rossi.
Appuntamento alle 15 nella sala stampa di Palazzo delle Orsoline. Il Consiglio di Stato ha convocato un info point sul caso che da settimane tiene in scacco l'Esecutivo ticinese: la posizione di Claudio Zali.
Il punto di partenza è la seduta straordinaria di martedì. «A tutela delle istituzioni e della loro credibilità», il Governo aveva chiesto al consigliere di Stato leghista di rendere immediatamente effettive le dimissioni annunciate a luglio, che nella loro formulazione originaria avrebbero avuto effetto solo a fine settembre. La richiesta era arrivata dopo la notizia dell'apertura di un procedimento penale per reati contro l'integrità sessuale a carico del direttore del Dipartimento del territorio, già indagato per abuso di autorità e tentata coazione.
Richiesta che lo stesso Zali ha rispedito al mittente, affermando tramite una nota: «Rimango al mio posto fino alla data da me stabilita».
Già in luglio il consigliere di Stato aveva rinunciato temporaneamente alla responsabilità politica di Magistratura e Polizia cantonale, poi assunte dal Governo tramite l'allora vicepresidente Marina Carobbio Guscetti. Il Territorio, invece, era rimasto nelle sue mani. Una scelta che, con il moltiplicarsi dei fronti giudiziari, è diventata politicamente insostenibile.
Nella nota di martedì il Governo ha in ogni caso richiamato la necessità di «rispettare scrupolosamente la separazione dei poteri e i principi sui quali si regge lo Stato di diritto», fra cui «la presunzione di innocenza che è dovuta a ogni cittadino, indipendentemente dalla sua posizione».
La crisi si è aperta su più fronti, fra cui gli audio diffusi sui social e attribuiti a Zali, in cui si suggeriva di far picchiare una donna. Quindi l'istruttoria del Ministero pubblico sul caso del minorenne detenuto alla Farera e la mail all'EOC per caldeggiare l'assunzione di una conoscente. Il 29 luglio l'annuncio delle dimissioni, comunicate con una lettera a Radio Ticino, e la conferenza stampa del Governo a cui Zali non si è presentato.
A subentrargli sarà il consigliere nazionale e presidente cantonale UDC Piero Marchesi, primo dei non eletti sulla lista comune Lega-UDC del 2023: nessuna elezione suppletiva, come previsto dal sistema proporzionale.

