
Sembra essere un’agenda scolastica che scotta quella dell’anno scolastico 2024/24. Ad accendere gli animi sono soprattutto le pagine che trattato il tema dell’identità di genere. Molte le iniziative per “toglierlo dalla circolazione”: da quella di Tresa di non distribuirlo, al Plr che chiede un incontro tra la direzione del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport con la Commissione Formazione e Cultura del Gran Consiglio, fino alla petizione per bloccarne la distribuzione in quinta elementare e alle varie interrogazioni presentate in diversi comuni. Ora c’è anche la presa di posizione firmata Famiglie Arcobaleno, Zonaprotetta, Imbarco Immediato e network Ticino, le quali “sottolineano l’utilità dell’iniziativa dal punto di vista educativo e informativo perché una ragazza o un ragazzo, nella sua fase di crescita, ricerca, sperimentazione e conoscenza della propria identità, può trovare conforto nel leggere tra le pagine del suo Diario scolastico una narrazione che si avvicini al suo vissuto o che lo aiuti a trovare delle parole per sentimenti sconosciuti e inespressi, che possono anche fare paura”.
"Si invita a non giudicare e discriminare"
L’identità di una persona, spiegano le associazioni, "è composta dalle sue esperienze e dal modo in cui interagisce con le altre persone e con la società nel suo complesso. L’identità sessuale, costituita da sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale, è parte dell’identità in generale di ogni persona. I tratti che la compongono non vengono 'scelti'. L’adolescenza è una fase di crescita, ricerca, sperimentazione e conoscenza della propria identità, anche sessuale. Per molte persone i tratti dell’identità sessuale risultano subito chiari, altre hanno bisogno di più tempo per prenderne consapevolezza. L’esplorazione e la conoscenza di sé possono essere vissute senza problemi; alcune persone possono tuttavia sentirsi sole e soffrire, soprattutto se vivono forme di non accettazione nei confronti del loro modo di essere e di esistere". Per questo, si legge nel comunicato, "l'’intento dei contributi presenti nell'agenda scolastica è altresì quello di proporre un modo accogliente di porsi nei confronti delle altre persone. Si invita ad assumere un atteggiamento non giudicante e non discriminante verso persone che presentano caratteristiche diverse da quelle della maggioranza, per farle sentire meno sole nei vari delicati momenti della loro vita".
"Non è lavaggio del cervello"
Per le quattro associazioni l'impressione "è che che l'intenzione delle autrici e degli autori del testo sia di natura descrittiva e informativa. Non si tratta di 'propaganda gender' o di un tentativo di lavaggio del cervello. L’approfondimento può fungere da base di discussione per una tematizzazione con e tra le persone più giovani. Dalla nostra esperienza -scrivono- emerge l’esigenza, espressa sia da parte del personale educativo, sia da alcuni genitori, di confrontarsi sul tema dell’identità sessuale, tema che fa già parte dei programmi di educazione sessuale e affettiva delle scuole medie del Cantone Ticino".
La paura di essere rifiutati
"Fare coming out, sia rispetto all’identità di genere che all’orientamento sessuale, intimamente e pubblicamente, rappresenta spesso un percorso lungo e difficile. In un sistema dal paradigma eteronormativo, secondo il quale si ritiene che l’eterosessualità sia l’unico orientamento sessuale possibile, per una giovane persona queer (con un’identità di genere e/o un orientamento sessuale che non corrispondono a quelli più diffusi) la sensazione di non essere inclusa può generare sofferenza, solitudine, problemi di carattere psicologico anche gravi, fino ad arrivare a gesti estremi. La paura è che facendo coming out possa ricevere reazioni negative da parte dei genitori, della famiglia, delle amiche e degli amici: rifiuto, derisione o discriminazione", sottolineano le associazioni, specificando che "solo una maggiore tematizzazione degli aspetti legati all’identità sessuale e un allargamento del dibattito consentono alle persone della comunità LGBTQIA+, anche molto giovani, di non avere paura o di non sentirsi discriminate, permettendo loro di riconoscersi in altri vissuti, di leggere in una definizione una forma di appartenenza. Ancora, di non sentirsi sole. Le altre persone avranno invece l’occasione di accrescere le loro conoscenze su un tema di attualità e di assumere un atteggiamento non giudicante e non discriminante. Il tema dell’identità sessuale andrebbe sempre più incluso in ogni processo di educazione sessuale, sia nel contesto familiare che in quello scolastico. Le persone alla ricerca della propria identità hanno infatti bisogno di strumenti, spiegazioni e modelli di riferimento, ma soprattutto di venire ascoltate e accolte nel loro modo di essere e di esistere".

