
Il Csoa il Molino divide, lo ha sempre fatto, ma oggi, a poco meno di cinque anni dal suo sgombero e dalla parziale demolizione, viene definitivamente scritta la parola fine al simbolo dell’autogestione ticinese. La Città di Lugano, infatti, nella giornata odierna avvierà i lavori di riqualificazione dell’area dell’ex Macello. Il primo passo, è stato spiegato negli scorsi giorni dalle autorità cittadine, «consisterà nella rimozione e nello smaltimento delle macerie, un'operazione preliminare indispensabile per la realizzazione del progetto architettonico Campus Matrix». La durata complessiva dell'operazione è stimata tra un mese e mezzo e due mesi.
Dall’ultimatum del Municipio alla «notte delle ruspe»
Prima della «notte delle ruspe», l’esecutivo cittadino aveva dato un ultimatum, come comunicato in una nota datata 8 aprile 2021. «Lunedì 12 aprile scade il termine di 20 giorni per liberare gli spazi dell’ex Macello, come comunicato dal Municipio agli occupanti con disdetta formale della convenzione del 18 dicembre 2002 sottoscritta tra Città, Cantone e Associazione Alba. Se entro tale termine gli spazi non saranno liberati, la procedura seguirà il suo corso come previsto dalla legge. In particolare, è prevista una diffida con la fissazione di un ultimo breve termine per lo sgombero prima dell’esecuzione d’ufficio. A oggi non è giunta alcuna richiesta di mediazione all’Esecutivo». Da quell’ultimatum trascorse poco più di un mese, caratterizzato da settimane di tensione tra autogestiti e autorità. Poi arrivò il 29 maggio, quando fu organizzata in centro a Lugano una manifestazione «contro lo sgombero e a difesa degli spazi liberati autogestiti». Evento non autorizzato, ma svoltosi senza incidenti fino a Piazza Molino Nuovo. Poi l'escalation: una parte degli autogestiti ha occupato temporaneamente lo stabile dell’ex Istituto Vanoni, in via Simen, poco dopo le autorità hanno sgomberato l’annesso F dell’ex Macello e successivamente le ruspe hanno demolito la struttura. Macerie che, ricordiamo, sono state dissequestrate dal Ministero pubblico lo scorso autunno.
L'accordo e il risarcimento
Sulla questione è in corso un'inchiesta che deve chiarire eventuali responsabilità penali nella demolizione della struttura, e nel farlo sta cercando di ricostruire chi abbia deciso cosa quella notte. Cosa da cui potrebbero emergere responsabilità politiche. Nel frattempo, sul finire dello scorso anno, l'assemblea del SOA ha deciso «di acconsentire al dissequestro delle macerie e di ritirare la denuncia civile in cambio di un rimborso di 35mila franchi, come risarcimento dei danni materiali (inizialmente l'associazione Alba aveva richiesto 100mila franchi) o, in alternativa, della messa a disposizione di uno spazio ritenuto idoneo per l’autogestione». Soldi, che, hanno comunicato in un secondo momento, hanno deciso di «redistribuire a realtà di lotta affini, trasformando quello che avrebbe potuto essere un epilogo in un nuovo punto di partenza». Lo hanno scritto lanciando una frecciatina alle istituzioni cittadine che, a loro dire, «non hanno neanche preso in considerazione il fatto di mettere a disposizione nuovi spazi».
L'inchiesta e l'inchiesta-bis
Come scritto, su quanto avvenuto la notte tra il 29 e il 30 maggio 2021 è in corso un'inchiesta che dovrà chiarire eventuali responsabilità di chi ha dato il via alla parziale demolizione dell'ex Macello. Il 28 giugno 2023, il Ministero pubblico scriveva: "Con riferimento al procedimento penale che ruota intorno allo sgombero degli spazi già occupati da Addio Lugano Bella Associazione C.S.O.A Il Molino e alla demolizione, a fine maggio 2021, di uno stabile facente parte del complesso edilizio dell'ex Macello di Lugano, si ricorda che lo scorso 9 dicembre 2021 il Procuratore generale Andrea Pagani aveva intimato alle parti un decreto di abbandono in relazione alle ipotesi di reato di abuso di autorità (art. 312 CP), di violazione intenzionale, subordinatamente colposa, delle regole dell'arte edilizia (art. 229 CP), di infrazione alla Legge federale sulla protezione dell'ambiente (art. 60 LPAmb) e di danneggiamento (art. 144 cpv. 1 CP). Contro la decisione, il rappresentante dell'accusatrice privata aveva inoltrato reclamo alla Corte dei reclami penali (CRP). Reclamo che è stato accolto rinviando gli atti al Ministero Pubblico, affinché chiarisca ulteriormente i fatti che hanno avuto come conseguenza la suddetta demolizione immobiliare. Gli approfondimenti probatori verranno esperiti dal Ministero Pubblico secondo le indicazioni dell'Istanza superiore che impongono l'allestimento di un piano istruttorio da definire per garantire il diritto al contradittorio delle parti. Non verranno rilasciate ulteriori informazioni". In questo senso, le ultime novità risalgono a due settimane fa. Il procuratore generale Andrea Pagani, come scritto dal Corriere del Ticino, ha infatti disposto una nuova perizia per chiarire se quella notte vi fossero alternative alla demolizione del dormitorio. In particolare, si vuole accertare se fossero praticabili altre misure, come murare le finestre o predisporre un cordone di polizia per impedire il rientro degli autogestiti, che poche ore prima avevano occupato l’ex Vanoni.

