
SOA Il Molino torna a farsi sentire. A seguito della battaglia legale dopo la demolizione dello storico centro sociale luganese, il collettivo ha ottenuto dal Comune di Lugano un risarcimento di 35mila franchi, somma che ha deciso di redistribuire a realtà di lotta affini, trasformando quello che avrebbe potuto essere un epilogo in un nuovo punto di partenza.
35'000 a chi è "al nostro fianco"
"35mila franchi non sono nemmeno pochi", scrive il collettivo, pur sottolineando come la cifra non sia paragonabile ai privilegi economici delle élite politiche e manageriali locali. Proprio per questo, Il Molino ha scelto di destinare il risarcimento a chi è “al nostro fianco, in quel mondo in grado di contenere molti mondi”: movimenti internazionalisti, transfemministi e antipatriarcali, realtà antirazziste, antifasciste e anticoloniali, collettivi che praticano l’autodifesa e l’autonomia dal capitale. L’elenco dei destinatari verrà reso pubblico nelle prossime settimane.
"Una riapertura temporanea"
Nel comunicato non manca una critica diretta alle istituzioni cittadine. La proposta di riottenere uno spazio autogestito in alternativa al risarcimento economico "non è neanche lontanamente stata presa in considerazione", a conferma — secondo il collettivo — della “completa mancanza di volontà” di un Municipio definito "il più a destra" della Svizzera nel riconoscere l’autogestione e il bisogno di spazi sociali. Intanto è iniziato il recupero del materiale rimasto all’interno dell’ex Macello, spazio vissuto per 21 anni. Un rientro “particolarmente intenso”, che ha spinto Il Molino a proporre una riapertura temporanea dello stabile per “scacciare la nostalgia e vivere il presente”, permettendo sia la condivisione degli oggetti sia un momento collettivo di memoria e rilancio politico. Nel segno di questa memoria, il collettivo annuncia un primo momento aperto a tutte e tutti sabato 20 dicembre, dopo il corteo in solidarietà con il popolo palestinese.

