
Alla fine ad esprimersi è stato proprio Claudio Zali. Parliamo della riunione che il consigliere di Stato ha indetto nelle scorse settimane a seguito della presenza in carcere di un 14.enne, figlio di una sua conoscente. Riunione che si è tenuta il 9 giugno nel suo ufficio e alla quale hanno preso parte la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa, la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC Teresa Salamone, la responsabile della Divisione giustizia (DI) Frida Andreotti e il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini.
Le spiegazioni di Zali
«La madre del ragazzo, mia conoscente, mi ha contattato mi sembra proprio il giorno dell’arresto (il 20 maggio, ndr) per comunicarmi che suo figlio era in stato di fermo, sospettato di aver commesso dei reati», ha spiegato Zali alla Regione. «Il problema però è che poi sono trascorsi molti giorni e la madre mi ricontatta per dirmi che il figlio si trova ancora alla Farera come “collocato” e che lei era molto preoccupata per lo stato di salute del ragazzo, visto che non le veniva indicata alcuna data per un trasferimento in un luogo più idoneo. È questo il momento in cui – e siamo ai primi giorni di giugno – decido di interessarmi personalmente al caso». Il direttore del DT spiega di avere chiesto una riunione con Frida Andreotti («a me direttamente sottoposta, dal post-arrocchino in poi») e di essersi ritrovato all'incontro anche Laffranchini e Salamone. «Ma soprattutto, non è stata una mia iniziativa convocare la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa», ha affermato. «Ho subito chiarito che non era assolutamente mia intenzione o facoltà quella di interferire nelle decisioni di competenza del potere giudiziario. Tuttavia ho reso attenti i funzionari che il collocamento a tempo indeterminato di un 14.enne alla Farera era altamente problematico e ho esortato i presenti a trovare qualche soluzione alternativa. Ero nel contempo infastidito e preoccupato per questa situazione, ma ciò indipendentemente dal fatto che si trattasse del figlio di una mia conoscente. Ho insistito sul fatto che non era tollerabile un collocamento di lunga durata alla Farera e ho chiesto di individuare al più presto un altro luogo in cui trasferire il ragazzo».
Il 14.enne ora è a Stabio
Il consigliere di Stato ha inoltre spiegato che lo spostamento del ragazzo – inizialmente alla clinica psichiatrica di Mendrisio per una prima presa a carico e successivamente all’Unità di cura pedopsichiatrica dell’OSC a Stabio – è infine avvenuto il 17 giugno (dopo 28 giorni alla Farera), «dopo uno scompenso psicofisico». «Io sono sereno: vogliono attivare l’Alta vigilanza? Lo facciano. Si vuol mettere in discussione il mio ruolo o la mia ricandidatura? Nessun problema», ha quindi concluso Zali. «Qui la vera questione è un’altra: il Ticino è in ritardo di circa una decina di anni rispetto a quanto richiesto dalla Confederazione, e cioè di adeguarsi dotandosi di una struttura adatta al collocamento di minorenni autori di reati di cui si sente vieppiù la necessità».
La questione politica
Occorrerà attendere perlomeno fino a oggi pomeriggio per comprendere se la politica parlamentare, attraverso una delle sue commissioni, vorrà far luce sulla riunione del 9 giugno. Ieri mattina, la Commissione giustizia e diritti si è soffermata sulla vicenda ma per il momento ha preferito attendere gli sviluppi che potrebbero giungere proprio oggi da un’altra commissione, la Gestione e finanze. A cui compete, non a caso, l’Alta vigilanza sull’amministrazione cantonale e sul Consiglio di Stato.

