
L’attuale presidente della Confederazione Alain Berset dovrebbe dimettersi? È una domanda che si stanno ponendo in tanti. Il cosiddetto “Corona-leaks”, il caso della fuga di notizie durante la pandemia che ha coinvolto il Dipartimento dell’interno diretto dallo stesso Berset, sta infatti tenendo banco in questi giorni nella Berna federale. Le commissioni della gestione del Parlamento hanno deciso di istituire un gruppo di lavoro di sei persone che dovrà indagare sulla questione. Lo stesso Berset, durante la seduta settimanale di Governo, ha ribadito la sua posizione: "non ero a conoscenza della fuga di notizie", ha dichiarato di fronte ai suoi colleghi, secondo quanto riportato dal portavoce di Governo André Simonazzi. Ticinonews ha chiesto un parere sulla vicenda al politologo Nenad Stojanovic e all’ex consigliere nazionale democentrista Pierre Rusconi.
Stojanovic: “Finora Berset ha resistito bene”
“Berset è sicuramente sotto pressione, ma finora ha resistito bene”, commenta Stojanovic. “Penso che la domanda fondamentale riguardi queste informazioni: lui sapeva o no dei frequenti contatti tra il suo portavoce e i media?” Se dovesse emergere che il consigliere federale socialista ne era a conoscenza “potrei immaginarmi che, magari non subito ma a alla fine dell’anno presidenziale, Berset dimissionerebbe o non si presenterebbe per il rinnovo del Consiglio federale, che avverrà in dicembre”.
Rusconi: “Dubito ci saranno dimissioni forzate”
Secondo Rusconi Berset “dovrebbe dimettersi nel caso in cui si sentisse responsabile del fatto”. La responsabilità “che vedo io è che o non è stato in grado di seguire attentamente il lavoro dei suoi sottoposti, oppure sta raccontando fandonie. Non sarebbe positivo né in un caso né nell’altro, ma non credo si dimetterà per questo”. “Non siamo nei Paesi anglosassoni dove un ministro, come abbiamo visto nel dopo Johnson, può rimanere in carica anche solo un mese e mezzo e poi sparisce di scena”, precisa l’ex consigliere nazionale. La Svizzera “è una via di mezzo tra l’Italia, dove i presidenti rimangono anche per 20-30 anni, e gli anglosassoni, che in 40 minuti ti liquidano”. Rusconi non ritiene che ci saranno dimissioni forzate. “Forse subirà po’ più di pressione per stringere i tempi rispetto a ciò che aveva in mente lui”.

