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Ticino
«Riempila di botte», Claudio Zali al centro della bufera
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
5 ore fa
Alcuni file audio diffusi online in forma anonima stanno gettando ombre su Claudio Zali. I presidenti di Plr, Centro e Ps invitano il ministro a fare chiarezza pubblicamente, mentre la Lega dice che «sta esaminando i fatti». La replica del consigliere di Stato: «Violata la mia sfera privata, procederò penalmente nei confronti di tutte le persone coinvolte»

Dalla richiesta di una presa di posizione pubblica firmata da tre presidenti di partito e anticipata oggi dal Corriere del Ticino al contrattacco di Claudio Zali: «Mi vedo costretto, a mia tutela, a procedere penalmente nei confronti di tutte le persone coinvolte, ivi compresi Fiorenzo Dadò, Alessandro Speziali e Fabrizio Sirica». Nel mezzo: decine e decine di telefonate tra politici, media e istituzioni. Ma facciamo un passo indietro.

L’inizio della vicenda

Tutto nasce da un profilo Instagram anonimo che lo scorso 13 luglio ha diffuso l’audio di una conversazione con coinvolti una donna da tempo vittima di stalking e Claudio Zali. Da quanto abbiamo potuto appurare i due si conoscono e l’audio, benché registrato e diffuso all’insaputa del ministro, parrebbe originale. Eccone qualche stralcio: «Dimmi Claudio cosa devo fare perché tutto questo finisca?« La risposta: «Riempila di botte sotto casa tua». Ancora la donna: «Non posso, non posso». E lui: «Perché non puoi?» Dopo un momento di pausa, la conversazione prosegue con la donna che dice: «Tu mi stai chiedendo di riempirla di botte?» E Zali che risponde: «Io quando è venuta a casa mia l’ho pestata».

«Servono chiarimenti»

Non si sa se questo sia accaduto per davvero, ma le parole che sarebbero state pronunciate dal consigliere di Stato nel 2022, così data il file, hanno iniziato a circolare spingendo i presidenti di Plr, Centro e Ps a scrivere al diretto interessato:  «La pubblicazione di questo materiale sta generando numerosi interrogativi e segnalazioni da parte della cittadinanza, che mettono in discussione la credibilità delle nostre istituzioni», sottolineano Dadò, Speziali e Sirica specificando: «In questa sede non vogliamo giungere a conclusioni affrettate ed eventuali accertamenti spettano alle autorità competenti (…) Riteniamo tuttavia che, quando materiali di questa natura coinvolgono direttamente una persona chiamata a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato, si ponga inevitabilmente una questione di fiducia e credibilità istituzionale». Di qui la richiesta, giunta venerdì scorso a Palazzo con copia anche agli altri consiglieri di Stato, di un chiarimento.

L'altro audio

La lettera non riporta passaggi degli audio che noi abbiamo potuto ascoltare. Oltre al precedente passaggio, ce n’è un secondo in cui Zali dice che, per risolvere una questione riguardante una terza donna, gli «viene in mente» di chiamare «un amico di Milano che non mi tradirebbe mai». E aggiunge: «Non dirmi che non ci pensi anche tu a queste cose». La donna risponde: «Non è nella mia indole«. Poi Zali rilancia: «Nemmeno nella mia però se tu rileggi uno dei libri più visionari che ho letto in vita mia, 1984, Orwell diceva che le persone hanno paura solo del dolore fisico».

La reazione di Zali

Una diffusione che oggi il consigliere di Stato definisce «una nuova e strumentale violazione della mia sfera privata, stavolta a mano di presunte registrazioni risalenti a parecchi anni fa, che qualora a me attribuibili, sarebbero state effettuate a mia insaputa e sarebbero dunque a tutti gli effetti frutto di reato». Zali definisce poi inaccettabile il comportamento dei tre presidenti «per, citiamo, evidenti scopi elettorali», rinviando alla richiesta dell’apertura di un procedimento penale con ruolo di parte lesa.

Quella del mondo politico

Per ora i tre, ovvero Dadò, Speziali e Sirica non hanno preso posizione. Da noi contattato, nemmeno il Ministero pubblico si esprime. Lo fa in forma scritta il coordinatore della Lega Daniele Piccaluga: «La Lega dei Ticinesi sta esaminando gli elementi emersi e acquisendo le informazioni attualmente disponibili. La credibilità delle istituzioni richiede che la vicenda sia chiarita in modo puntuale (…) Qualora emergessero aspetti di competenza giudiziaria, spetterà alle autorità preposte svolgere i necessari accertamenti. Prima vengono i fatti, poi le valutazioni. La presunzione d’innocenza vale per tutti». Una volta chiariti i fatti, conclude la nota, si prenderà una posizione chiara. Anche se, verosimilmente, del caso di parlerà durante l’assemblea della prossima settimana, con all’ordine del giorno anche le strategie elettorali del movimento.

L'MpS chiede le dimissioni

Per l’MpS Claudio Zali «deve assumersi una responsabilità politica rispetto alla situazione venutasi a creare e riflettere seriamente alla prospettiva di una sua dimissione dal Consiglio di Stato. In ogni caso è urgente una sua rinuncia alla responsabilità politica del Dipartimento delle Istituzioni. Il Consiglio di Stato dovrebbe affrontare immediatamente questa situazione».