
Dopo la decisione del Cantone di introdurre la partecipazione dell'utente ai costi delle cure a domicilio, un’ampia alleanza di organizzazioni a difesa dei pazienti ha lanciato oggi una petizione: “Non è colpa dei pazienti!”. La petizione, rivolta al Consiglio di Stato, in particolare al direttore del DSS Raffaele De Rosa, chiede di sospendere immediatamente la misura e, in un secondo tempo, abrogarla. Dal 1. aprile 2026, lo ricordiamo, i fornitori di prestazioni fattureranno ai pazienti 50 centesimi ogni 5 minuti di cura, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. «Una tassa inefficace, ingiusta e controproducente» secondo il granconsigliere socialista Ivo Durisch, promotore di una mozione con la quale chiede al Governo di fare dietrofront. «Chi ha bisogno delle cure non può rinunciarvi e dovrà assolutamente pagare. Chi può permetterselo, perché finanziariamente non ha grossi problemi, non cambierà il proprio comportamento e chi invece dovrà fare i conti con l'arrivare alla fine del mese potrebbe rinunciare a cure necessarie e portare a un conseguente peggioramento della propria salute e, di conseguenza, anche costi sanitari superiori. Quindi la misura è inefficace e ingiusta».
600 firme a un'ora dal lancio
La petizione, presentata questa mattina dall'alleanza di organizzazioni a difesa dei pazienti, aveva raccolto oltre 600 firme già dopo un'ora dal lancio. Ora sono oltre 5.000. «Con questa petizione vogliamo coinvolgere prima di tutto i cittadini, gli utenti e gli operatori sanitari – ha aggiunto Durisch –. Auspichiamo che mercoledì prossimo, quando si riunirà il Consiglio di Stato, ne parleranno e valuteranno seriamente la sospensione immediata».
Le testimonianze
Alla conferenza stampa hanno preso la parola le persone direttamente coinvolte dalla nuova misura. Riccardo, colpito un anno fa da ictus, è seguito quotidianamente da diverse infermiere che si prendono cura di lui non solo dal punto di vista medico, ma soprattutto da quello umano. «Sono situazioni nella vita che ti giungono, non è che le cerchi. L'aiuto delle infermiere, per noi, è la base di tutto. Se dobbiamo rinunciare a questo, dobbiamo rinunciare a quasi tutto». Zorelis Santiago, infermiera indipendente, è preoccupata: «Ci sono dei pazienti che hanno iniziato a chiedere la riduzione delle cure e addirittura c'è chi ha inoltrato disdetta. Ma non hanno la competenza clinica per poter valutare ciò che realmente è necessario. E temiamo che questo porti a un aumento dei ricoveri, accessi in pronto soccorso e dal medico curante, aspetto che si potrebbe contenere attraverso i nostri passaggi». Rachele Titocci è infermiera di professione e nipote di un uomo di 88 anni che, pur necessitando di un aiuto quotidiano, ha chiesto di poter rimanere a casa propria e di non essere trasferito in una struttura sanitaria: «Sembrano pochi, ma 450 franchi al mese su un'economia già precaria sono praticamente uno stipendio in un anno».

