
Fare e disfare è tutto lavorare, recita un vecchio detto. E non è raro che la politica ticinese prima decida e poi faccia marcia indietro. Un destino che potrebbe toccare anche la partecipazione degli utenti ai costi delle cure a domicilio. Approvata dal Gran Consiglio meno di tre mesi fa, la misura è finita nel mirino del Partito socialista, che ne chiede la cancellazione. Stiamo parlando di 50 centesimi che gli utenti dovranno pagare per ogni cinque minuti di cura, per un massimo di 15 franchi al giorno. Chi beneficia di prestazioni complementari potrà chiedere un rimborso, «ma vi è tutta quella fascia che in realtà non ha disponibilità di liquidità - tipicamente gli anziani - che dovrà far fronte a spese molto grandi, senza avere le risorse mensili per farlo», spiega Ivo Durisch ai microfoni di Ticinonews. Dall'altra parte «sono colpite anche le persone che non possono rinunciare a queste cure, ovvero quelle che avranno il costo massimo di 15 franchi al giorno». E 15 franchi al giorno si traducono in 450 franchi di aggravio ogni mese. Il rischio, sostiene il capogruppo PS, è che chi ha bisogno rinunci alle cure. Oppure, che aumenti la cosiddetta «porta girevole ospedaliera»: dimissioni seguite da nuovi ricoveri.
E gli altri partiti?
Se proprio non si vorrà fare marcia indietro, il PS chiede che il Consiglio di Stato, dopo 18 mesi, presenti un rapporto dettagliato sul reale impatto della misura. E gli altri partiti? Fiorenzo Dadò, presidente del Centro, ci dice che ne discuteranno al loro interno. Idem farà il PLR di Alessandro Speziali, che aggiunge di voler aspettare il messaggio del Governo sull’applicazione delle iniziative sulle casse malati per disporre di una visione più globale. Resta comunque critico e la definisce «una soluzione facile», mentre il mondo delle cure a domicilio ha ormai costi fuori controllo. Anche la Lega dei Ticinesi valuterà. Il vice coordinatore Alessandro Mazzoleni specifica che da un lato è giusto cercare soluzioni per contenere i costi, ma dall’altro ci vuole prudenza, perché la misura peserà principalmente sulle spalle del ceto medio. Il timore insomma è che il costo si sposti dalle casse malati al Cantone.

