
"Il Consiglio di Stato al momento non ritiene di dover attuare delle misure urgenti". È questa la sintesi della risposta data ieri in aula da Claudio Zali, responsabile politico della polizia cantonale, all'interpellanza del granconsigliere centrista Giovanni Capoferri sui risultati del sondaggio condotto dai sindacati Ocst, Sit, Vpod e Sezione ticinese della Federazione svizzera dei funzionari di polizia, tra gli agenti della Polizia cantonale, dal quale è emerso un certo malessere tra i poliziotti. E in aula Zali ha anche puntato il dito contro gli autori del sondaggio che, a suo dire, "avrebbero dovuto evitare domande suggestive, contenenti concetti negativi o fondate su visioni negative, come 'quanto spesso reputi di non avere il tempo necessario per svolgere i compiti', 'quanto spesso ti senti sotto pressione per mancanza di risorse e di personale per svolgere i compiti', oppure se 'hai pensato di lasciare il corpo'".
L'Ocst: "Ora ci sono solo due possibilità"
"Spiace sentire queste considerazioni da parte del nuovo responsabile della Polizia cantonale. I risultati del sondaggio sono stati anticipati al comando del Corpo e poi inviati anche al Dipartimento", dice Giorgio Fonio (Ocst) al Corriere del Ticino, precisando che i sindacati, "a differenza dei vertici di Polizia e Dipartimento, siamo stati molto trasparenti: abbiamo condiviso tutto quanto fatto". In ogni caso ora ci sono solo due possibilità: "Sedersi al tavolo e cercare soluzioni o continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e dire che nel Corpo non c’è alcun problema. Peccato che poi ci si trovi anche a contare di anno in anno il numero di agenti che lasciano la Polizia".

