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Polizia cantonale
La testimonianza di un poliziotto: "Arrivo a casa nervoso e la notte non dormo"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
5 mesi fa
Un agente della Polizia cantonale scrive al consigliere di Stato Claudio Zali, chiedendogli di ascoltare il malessere espresso dai suoi colleghi: "Questo momento difficile dura ormai da anni e la verità è che non ce la facciamo più".

Un distacco tra agenti e superiori che negli ultimi cinque anni “è aumentato drasticamente”, turni insostenibili e poliziotti che si ritrovano ad eseguire mansioni per cui non dispongono delle competenze necessarie. È il quadro della Polizia cantonale descritto da un agente – che ha preferito rimanere anonimo – in una lettera aperta inviata al consigliere di Stato Caludio Zali. Il “ministro” leghista e responsabile della polizia, lo ricordiamo, ha dichiarato che al momento l’Esecutivo “non ritiene di dover attuare delle misure urgenti", in merito ai risultati del sondaggio da cui è emerso un certo malessere all'interno del corpo. Una reazione che l’agente definisce “sconcertante”. “Nonostante non pretendessimo soluzioni immediate, ci saremmo almeno aspettati un segnale d’ascolto, un momento di riflessione su quei 345 collaboratori che rappresentano un chiaro indicatore che qualcosa non funziona”, si legge nella missiva. Anziché cogliere questa occasione per comprendere meglio il malessere interno, Zali "ha preferito screditare il sondaggio, ignorando così un’ennesima richiesta d’aiuto che arriva direttamente dai suoi collaboratori”.

Le conseguenze

La situazione attuale, si legge ancora nella lettera, ha un prezzo: “Arrivo a casa esausto, nervoso, incapace di essere presente con mia moglie e mio figlio. La notte non dormo e nonostante abbia più volte esposto la situazione ai miei superiori, nulla è cambiato. Ci viene chiesto di ‘stringere i denti’, ma questo momento difficile dura ormai da anni. E la verità è che non ce la faccio più". La missiva si conclude con un appello a Zali: “Può continuare a fingere che tutto vada bene, oppure può scegliere di affrontare i veri problemi del Corpo di Polizia. Le chiediamo di investire su di noi, di ascoltarci, di metterci nelle condizioni di svolgere con dignità e orgoglio il lavoro che amiamo, ma che oggi non ci è più permesso di fare”.

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