
Sono passate poche ore dalla notizia dell’apertura di un’inchiesta sull’incidente dello scorso novembre del consigliere di Stato Norman Gobbi, e il dibattito politico è già tornato ad infiammarsi. Il capogruppo socialista Ivo Durisch, nella puntata di Matrioska che andrà in onda domani sera, ha ribadito quanto già affermato dal copresidente Fabrizio Sirica: Gobbi dovrebbe autosospendersi dalla conduzione della polizia. L’MPS addirittura è andato oltre, chiedendo che l’inchiesta venga affidata a un procuratore straordinario.
Dadò: “Il Governo discuta la questione autosospensione”
Secondo il capogruppo centrista Fiorenzo Dadò, autore dell’interpellanza che poco meno di due settimane fa aveva dato il via alla vicenda, il Consiglio di Stato deve perlomeno discutere la questione autosospensione. “È chiaro che Gobbi è a capo, sostanzialmente, della polizia ma anche, vorrei dire, del Ministero pubblico”, afferma il deputato, interpellato da Ticinonews. “Essendo quindi lui coinvolto in questa faccenda, ed essendo potenzialmente lui la persona beneficiaria del favoreggiamento, evidentemente vi è un problema che il Governo deve discutere al proprio interno”.
“A noi preme che venga ristabilita la fiducia”
Dadò, in ogni caso, è lapidario: chiarezza deve essere fatta, e deve essere fatta a tutti i livelli gerarchici. “Le verifiche sull’eventuale responsabilità all’interno della polizia devono andare dal basso fino in cima, e comprendere quindi tutta la linea di comando, non solo un poliziotto o un subalterno”, precisa il granconsigliere. “La mia interpellanza è stata, diciamo così, l’atto che ha tolto il coperchio dal pentolone. Quello che c’è in questo pentolone il Paese lo dovrà sapere, e lo verrà a sapere verosimilmente in parte con l’inchiesta della magistratura, e in parte con la risposta che il Governo dovrà comunque dare a tutta una serie di quesiti contenuti nella mia interpellanza”. Quesiti ai quali “se ne potranno aggiungere ancora altri se non verrà fatta la massima chiarezza. A noi preme che venga ristabilita la fiducia che purtroppo oggi viene a mancare, perché il danno alle istituzioni, alla polizia è enorme, e non a causa di interpellanze o dell’apertura dell’inchiesta da parte della magistratura, ma a causa del fatto che a novembre è avvenuto l’incidente, si è permesso che girassero queste voci e nonostante si sapesse che circolavano, nessuno ha detto nulla, soprattutto gli interessati".
La posizione dei liberali
La capogruppo del PLR Alessandra Gianella, intervistata da laRegione, ha dichiarato dal canto suo che c’è un procedimento in corso e quindi "riteniamo che sia il Consiglio di Stato a dover valutare il da farsi. Va fatta assolutamente chiarezza, e devono essere assicurate trasparenza e collaborazione". Quando ci saranno delle risposte, "le valuteremo”.
Bignasca: “Nessun terremoto all’interno del Movimento”
Per concludere, il capogruppo leghista Boris Bignasca, anche lui intervenuto a Matrioska, ha ricordato che nella storia della Lega “siamo stati abituati a tante inchieste e quindi non c’è nessun terremoto all’interno del Movimento”. Secondo Bignasca “si parla di voci di corridoio che diventano casi di stato e se ciò avviene probabilmente è perché in quel corridoio ci sono un po’ di spifferi". Vi è quindi "anche una questione di violazione del segreto d’ufficio, o comunque di dati che andrebbero trattati con una certa confidenzialità, i quali vengono forniti ai media, che ne approfittano per fare il loro mestiere, ovvero (anche) di creare sensazionalismo. E vengono altresì consegnati ad avversari politici, che abilmente li sfruttano a poche settimane dalla campagna elettorale”.

