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Ticino
Il caso Unitas infiamma il Gran Consiglio  
©Gabriele Putzu
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Redazione
4 anni fa
Dopo le risposte fornite dal consigliere di Stato Raffaele De Rosa, i deputati Marco Noi (Verdi) e Matteo Pronzini (MPS) hanno chiesto una discussione generale sul tema, che ha incendiato il dibattito in aula.

Si è aperta la discussione generale sul caso delle molestie in seno all’associazione Unitas in Gran Consiglio. Una discussione lunga, durata quasi due ore e mezza, in cui non sono mancati toni accesi, si sono sollevati diversi interrogativi e c’è chi ha pure paventato la possibilità di richiedere l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Ma andiamo con ordine.

Le risposte di De Rosa

A prendere la parola per primo è stato il consigliere di Stato Raffaele De Rosa che, dopo aver espresso vicinanza alle vittime e ai loro famigliari, ha risposto a due interpellanze inoltrate dai deputati Marco Noi (Verdi) e Matteo Pronzini (MPS), entrambi rimasti insoddisfatti delle risposte governative fornite per iscritto circa due settimane fa in relazione ai risultati dell’audit esterno, commissionato dal DSS. Risposte in cui il Governo precisava che aveva intimato a Unitas un ricambio completo del comitato e il ripristino della figura di un rappresentante dello Stato. “Non vi sono elementi tali da presuppore che l'Associazione non darà seguito a quanto richiesto”, ha precisato De Rosa. “È stato stabilito un calendario con delle tappe, in cui verranno implementati i cambiamenti. Ci sarà un’assemblea straordinaria a marzo 2023 e un’assemblea ordinaria a maggio 2023. Tra queste due tappe ci sarà il ricambio del comitato con l’arrivo di nuove persone, che non sono mai state presente in passato. Verrà inoltre ripristinato un rappresentante dello Stato”. Figura, quest’ultima, che era assente dal settembre 2021, dopo che l’assemblea dell’associazione non aveva rinnovato le cariche a tre membri, incluso il rappresentante statale, ha precisato De Rosa. Il Consigliere di Stato ha anche confermato che durante l’audit è stato sentito Manuele Bertoli e che quest’ultimo era pure presente durante la discussione del rapporto in Governo. “Durante la prossima assemblea verrà fornito un resoconto dei risultati dell’audit, che successivamente verrà reso pubblico in modalità ancora da definire”.

La protezione delle vittime

Le risposte del consigliere di Stato non hanno però convinto i primi firmatari delle due interpellanze, che hanno richiesto la discussione generale. "Sento ora un certo rigore e fermezza nel condannare quanto è avvenuto, ma non si era percepito nell'interpellanza precedente. E ancora non sono chiari i motivi che rendono necessaria la sostituzione completa del comitato", ha spiegato Noi, che ha voluto mettere inoltre l'accento sul fatto che le persone che hanno osato uscire allo scoperto si sono molto esposte. "Il Consiglio di Stato non deve aspettare passivamente che le persone vengano dai funzionari per segnalare eventuali abusi. Il Cantone deve essere proattivo per sostenerle. È una sua responsabilità". Questo aspetto è stato sollevato anche da Pronzini e da diversi deputati che in seguito sono intervenuti durante la discussione generale. "Ci sono delle leggi, che prevedono un compito di sorveglianza sul lavoro e sulla salute. Non l'avete fatto e siete negligenti", ha tuonato Pronzini. "La narrazione dominante”, ha evidenziato la deputata Angelica Lepori (MPS) è che "è colpa delle vittime che non parlano. È una narrazione maschilista e patriarcale. È ora di dar seguito alle richieste di creare dei servizi esterni alle aziende e che possano fungere da punti di ascolto per la protezione le vittime”. A farle eco Sergio Morisoli (UDC): "Dobbiamo smettere con l'alibi della protezione delle vittime. Sono l'ultimo anello della catena. All'inizio nessuno è vittima, quindi dove siamo carenti?".

Le accuse contro Bertoli

Alcuni deputati in aula hanno infine sollevato dubbi sul ruolo svolto da Manuele Bertoli in qualità di ex direttore dell’associazione. Lo stesso Bertoli aveva chiarito in una conferenza stampa convocata lo scorso venerdì di non essere venuto a conoscenza di casi di molestie quando era a capo di Unitas. Questo è stato tuttavia messo in discussione dal deputato Fiorenzo Dadò che ha tirato fuori uno scambio di email risalente al 2001 tra una ex dipendente, che aveva intenzione di rassegnare le dimissioni, e il consigliere di Stato che le aveva chiesto un incontro chiarificatore. Per Dadò è chiaro che “non si tratta solo di orari lavoro, le questioni erano altre. Si cerca di dare la colpa a chi non ha parlato. Bisogna smetterla con questa narrazione. Di fronte a questa situazione è ovvio che le persone non parlano”. Dichiarazioni che hanno fatto arrabbiare il consigliere di Stato. “Ho forse dato colpe? Ho dato una responsabilità a qualcuno? Bisogna smettere di interpretare i fatti secondo le narrazioni che convengono, non do colpe e responsabilità a nessuno. Se non le sai, se non te le vengono a dire, non c’è mezzo di saperle. Intervenire è difficile, è impossibile. Per favore non dite che do colpe o responsabilità a qualcuno”. Per quanto riguarda la lettera, Bertoli ha spiegato che "mi sono impicciato perché ero nel comitato per cercare di fare in modo che due persone si affrontassero in un incontro. Non ho fatto altro che dire ‘troviamoci’”.