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Svizzera
Critiche a Gobbi anche dall’Italia
Foto © Pool/CdT/Gabriele Putzu
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Marco Jäggli
6 anni fa
Riguardo al caso dei permessi sollevato da Falò, il sindaco di Luino attacca e parla di “caccia alla streghe” e di “pulizia etnica amministrativa”

Non usano mezzi termini le prime reazioni italiane al caso sollevato da Falò relativo alla concessione del rinnovo dei permessi di soggiorno da parte del Ministero delle Istituzioni, diretto da Norman Gobbi. Il sindaco di Luino Andrea Pellicini parla infatti di una vera e propria “caccia alle streghe” nei confronti dei lavoratori di oltreconfine, aggiungendo che sarebbe in atto “una pulizia etnica amministrativa”.

Il servizio di Falò
Una reazione forte davanti al servizio del programma di informazione RSI, che dipingeva un quadro di ripetute e intrusioni nella vita privata dei richiedenti, spesso ritenute ingiustificate, e si era soffermato in particolare sull’alto numero di ricorsi rigettati dal servizio ricorsi del Consiglio di Stato in seguito ribaltati dal Tribunale Amministrativo Cantonale. Percentuale cresciuta da un 28% nel 2015 a ben il 49% nel 2019. Parallelamente sono aumentati i rifiuti dei rinnovi, dai 367 del 2015 ai 908 del 2019. Servizio a cui avevano risposto già diverse voci politiche del nostro Cantone, tra le quali socialisti, verdi, liberali, ppd e mps, che hanno visto nelle dichiarazioni di Gobbi di applicare la legge “in maniera più rigida” rispetto a quanto prescritto un ammissione dell’illegalità della pratica. Norman Gobbi aveva risposto, anche ai microfoni di Teleticino, spiegando che i permessi cui viene rifiutato il rinnovo rappresentano comunque una piccola percentuale rispetto al totale delle domande e che “l’autorità non può prendere decisioni illegali” (vedi articolo correlato).

“Pulizia etnica amministrativa”
Una reazione molto di pancia quella di Andrea Pellicini, sindaco di Luino, che in un comunicato stampa emesso oggi non usa mezzi termini: “Il Dipartimento delle istituzioni del governo ticinese, guidato da Norman Gobbi”, si legge nella nota, “ha messo in pratica una vera e propria ‘caccia alle streghe’ nei confronti dei cittadini italiani che vivono in Ticino e nei confronti dei frontalieri”, aggiungendo poi inoltre che l’ufficio stranieri “sta attuando una politica di ‘pulizia etnica amministrativa’ nei confronti dei nostri connazionali, respingendo moltissime richieste di rinnovo di permessi B e C, ma anche di permessi G per frontalieri”. Sotto accusa anche le presunte violazioni della privacy nell’ambito dei controlli per accertare l’effettiva presenza sul territorio.

Pellicini continua auspicandosi che le autorità statali e regionali italiane facciano sentire “la loro ferma protesta”. “Bisogna intervenire al più presto”, conclude, “a difesa dei nostri connazionali per far cessare questi palesi abusi nell’interpretazione della legge“.

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