
«Lara Gut-Behrami è stata un’atleta determinante per Swiss-Ski, così come per lo sport femminile in Svizzera. Lo è stata per carattere e personalità». Beat Tschuor, capo allenatore dello sci alpino femminile di Swiss-Ski, commenta con queste parole l’addio della sciatrice ticinese al Circo Bianco, che «mancherà al cento per cento», aggiunge spiegando che «nel corso dei decenni nascono pochissime atlete di questo livello» e Lara «è paragonabile a Lindsey Vonn, a Mikaela Shiffrin e a tutte le migliori del mondo». Per questo il Circo Bianco «ha subito una perdita enorme», ma la decisione dell’atleta di Comano «va rispettata e deve essere quella giusta per lei, non per gli altri».
«Non vedo l’ora di sciare e sono felice così»
Lara Gut-Behrami si è congedata dal cancelletto di partenza con carta e penna, scrivendo una lettera d’addio alle gare, ma d’amore per quanto riguarda lo sci. Lei che in carriera ha vinto 48 gare, salendo sul podio in 101 occasioni e mettendo in bacheca tre medaglie olimpiche, nove mondiali, due Coppe del Mondo generali, sei coppette di specialità in Super-G e una di gigante, lo ha detto chiaramente: «La sensazione di libertà assoluta sulla neve non mi ha mai abbandonato. C'era da bimba, era presente da atleta e mi accompagnerà anche in futuro. Penso che nella vita ci sia un momento per tutto, e ora so che non è più il mio momento di mettermi un pettorale e fare delle gare. Non vedo l'ora di sciare e sono felice così». Forse è anche per questo che Tschuor non si dice sorpreso della decisione della ticinese. «Sapevo che Lara avrebbe preso una decisione e che questa sarebbe stata la migliore per la sua vita, la sua salute e la sua famiglia. Per me era una 50-50 a livello di possibilità e quindi la sua scelta di ritirarsi non mi ha sorpreso».
«Non resta che accettare la sua decisione, semplicemente»
Per molti appassionati la speranza era quella di un ultimo valzer sulle nevi di Crans-Montana, dove a febbraio 2027 si terranno i Campionati del Mondo di sci alpino. Già, perché a causa dell’infortunio subito a novembre dello scorso anno durante un allenamento a Copper Mountain, in Colorado, Lara Gut-Behrami ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Il desiderio, come scritto, era quello di vederla sciare un’ultima volta, ma il ritiro lo aveva già anticipato alla vigilia dei Mondiali di Saalbach del 2025 con un «è fatto, questi saranno i miei ultimi campionati iridati» e confermato durante il media day di Swiss-Ski dello scorso anno. «Ancora un inverno, poi è finita», aveva detto alla stampa. Poi, durante un evento organizzato dal suo sponsor, sembrava aver lasciato aperto uno spiraglio su un possibile ritorno. «Solo quando terminerò la riabilitazione, saprò se la mia carriera continuerà anche tra le porte del Circo Bianco, oppure no», aveva detto. Mercoledì, invece, ha tolto ogni dubbio, confermando la decisione di appendere sci e scarponi al chiodo.
Il futuro dello sci femminile
Con l’uscita di scena di Lara Gut-Behrami, il Ticino e la Svizzera hanno perso una delle sciatrici più forti del mondo. Chi potrebbe prendere il suo testimone all’interno di Swiss-Ski? «Ci sono ancora alcune atlete della sua generazione come Corinne Suter, Jasmine Flury e Wendy Holdener, mentre Camille Rast ha una mentalità simile a quella della ticinese», spiega Tschuor, aggiungendo che «ora bisogna fare in modo di far crescere le giovani come Malorie Blanc affinché abbiano la mentalità giusta: quella di vincere le gare e non piazzarsi a metà classifica». Su questo aspetto risuonano ancora oggi le parole dette proprio da Lara Gut-Behrami durante un’intervista con la FIS, la Federazione internazionale di sci e snowboard. «Cosa mi manca dell’inizio della mia carriera? Tutti erano più onesti. Ora ci sono i social media ed è quasi più importante piacere a tutti. Per questo mi mancano un po’ le atlete come Anja Pärson, Janica Kostelić o Tina Maze. Loro mostravano le vere emozioni. Andava bene essere arrabbiati, perché noi lavoriamo duramente per vincere le gare e non per arrivare decime. Può succedere, se si sbaglia e in quel caso lo accetti, ma non dirò mai ‘è fantastico’».

