
Un'alabarda in mano e la corsa al governo è partita. Come un anno fa era toccato a Paolo Pamini, al congresso dell'UDC Ticino è Piero Marchesi a impugnare il simbolo del fronte contrario ai Bilaterali III. Sono loro i due candidati democentristi al Consiglio di Stato, sulla lista unita con la Lega.
Per l'UDC è la prima campagna elettorale da partito di governo. «Ho avuto la possibilità e la fortuna di entrare in Consiglio di Stato prima del previsto. L'obiettivo sarà rimanerci», dice Marchesi, che ad aprile cercherà la rielezione. Il partner di lista non nasconde l'ambizione: «Darò il tutto per tutto per fare in modo che questa forza politica in Consiglio di Stato abbia ancora due rappresentanti».
Con loro due leghisti e un quinto nome ancora da definire. Per il Gran Consiglio l'UDC schiera novanta candidati, tra cui nove uscenti e Maria Pia Ambrosetti. L'obiettivo: tre seggi in più. «È il primo congresso in cui l'UDC diventa il partito da battere. Da inseguitori saremo inseguiti», sintetizza Sergio Morisoli.
E c'è un nome per Berna. Marco Chiesa diventa presidente della sezione cantonale e, come anticipato da TeleTicino, il candidato del partito al Consiglio federale. «È un onore», commenta. «Quando si comincia in un partito che era molto piccolo e oggi si può presentare qualcuno per il Consiglio federale, significa che è stato fatto un buon lavoro».
Approvati poi due documenti. Con la dichiarazione di Ascona l'UDC si impegna a non proporre né votare aumenti di imposte e tasse per cittadini e imprese. Più discusso il patto con la Lega: in sala qualcuno ha chiesto di poter ancora presentare una lista propria se gli accordi non fossero rispettati. Chiesa rassicura: «È un impegno che ci siamo presi. Sicuramente lo osserveremo e sono convinto che lo stesso farà anche la Lega».

