
Marco Chiesa rompe gli indugi: il consigliere agli Stati democentrista si mette a disposizione per succedere a Guy Parmelin in Consiglio federale. «La Svizzera è la nostra casa e sarebbe un onore poter contribuire a prendersene cura», spiega ai nostri microfoni. Il Ticino, è vero, in Governo ha già Ignazio Cassis. Ma per Chiesa bisogna pensare «a una rappresentatività a medio termine». Il suo punto di forza? La ticinesità. «Noi ticinesi dobbiamo conoscere tutta la Svizzera, parlare le lingue, conoscere le culture». A questo si aggiunge un lungo percorso, dai consigli comunali alla presidenza dell'UDC svizzera, fino al Municipio di Lugano.
E Céline Amaudruz, finora la sola candidata ufficiale di peso? Le critiche nei suoi confronti sono per lui «particolarmente ingenerose». Il ticket ideale? Accanto a uno svizzero tedesco come il capogruppo Thomas Aeschi, il cui cantone è già rappresentato in Consiglio federale. E se restasse fuori? «Non è un premio alla carriera. In un percorso del genere si può anche inciampare, ma vale la pena cominciarlo». A spaventarlo è soprattutto l'impatto della corsa sulla famiglia. E fra gli avversari chi teme di più? «Tutti gli altri».
La strada verso Berna è ancora lunga: il 20 novembre il gruppo parlamentare UDC sceglierà il ticket, il 9 dicembre voterà l'Assemblea federale.

