
Il recente processo sulla truffa del vino, che ha portato a quattro condanne e un'assoluzione, ha innescato un acceso dibattito all'interno del settore vitivinicolo, tanto che l'Interprofessione della Vite e del Vino Ticinese (Ivvt) ha inviato una lettera al Dipartimento di Norman Gobbi, nella quale esprime le sue perplessità e chiede di non mettere all'asta il vino sequestrato.
Distruggere il vino contraffatto
La società luganese finita al centro del processo, ricordiamo, ha piazzato sul mercato circa settantamila bottiglie di vino contraffatto, di cui circa trentamila sono state sequestrate. Queste saranno ora reimbottigliate e messe all'asta vista la buona qualità del vino, con i proventi che andranno al Cantone. Una decisione che ha sorpreso l'Interprofessione della Vite e del Vino Ticinese. "Riteniamo che non mandare al macero 30mila bottiglie di vino contraffatto per un motivo morale sia una motivazione poco sostenibile", si legge nella missiva inviata al Dipartimento delle istituzioni. Una lettera in cui si ricorda che, in caso di sequestro di merce contraffatta (come borse, capi di abbigliamo o orologi griffati), se ne ordina la distruzione. Perché, dunque, questo non vale per il vino?
Garanzia alimentare
L'Interprofessione della Vite e del Vino Ticinese esprime poi preoccupazione anche per le pratiche enologiche eseguite in cantina per la contraffazione del vino. "Se, come riportato dai media, vinificando della Barbera siano riusciti ad ottenere vini così diversi, è legittimo presumere che siano stati aggiunti aromi, glicerina, tannini e/o altri prodotti per imitare i prodotti originali", sottolinea l'associazione. "Inutile aggiungere che queste pratiche sono vietate e, in questi casi oltre alla contraffazione è lecito presuppore anche la sofisticazione". In questo caso sarebbe violata l'ordinanza sulle derrate alimentari e quindi i vini "dovrebbero essere ritirati dal mercato".
Problemi economici
Da ultimo l'associazione esprime preoccupazione per le conseguenze economiche per il settore. "La messa in commercio di 30’000 bottiglie andrà sicuramente a colpire chi lavora in maniera corretta e che già soffre l’agguerrita concorrenza dei vini di importazione", evidenzia l'associazione che, in assenza di documenti veritieri che attestino la provenienza dei vini, ritiene che questi debbano essere "declassati alla terza categoria con la denominazione vino da tavola di origine Europea, senza annata, senza nome di fantasia e senza immagini che possano trarre in inganno il consumatore". Inoltre per l'Ivvt il valore di mercato di una simile bottiglia sullo scaffale "non può superare i 2-3 franchi". Infine le bottiglie "non dovranno essere solo lavate e private delle etichette, ma anche stappate visto che, in contraffazioni d'autore, anche i turaccioli saranno stati griffati e quindi da sostituire".

