Truffa del falso nipote, 18 casi in 2 giorni
Sono ben quattro i casi andati a segno da lunedì, con migliaia di franchi estorti alle vittime. Ma chi sono gli autori e come agiscono? Qualche volta, anche sfruttando la paura del Covid...
di Teleticino/MJ
Truffa del falso nipote, 18 casi in 2 giorni

Sono ben 18 tentativi di truffa del falso nipote in due giorni, di cui due andate a segno, oltre alle due di cui vi avevamo riferito martedì. Una cifra di cui anche le autorità non hanno memoria nella storia del nostro Cantone. Ma chi sono gli autori e con che modus operandi agiscono? Teleticino ha intervistato Claudio Ferrari, portavoce della Polizia cantonale, per sapere di più su questa ondata senza precedenti. “È stata una sorpresa anche per noi”, spiega Ferrari, “abbiamo inviato questo comunicato a inizio settimana e tra martedì e mercoledì abbiamo avuto 18 casi in più, di cui due sono andati al buon fine, con diverse migliaia di franchi estorte alla vittime”.

I truffatori sfruttano il Covid
Ma qual è il modus operandi, sempre lo stesso? “Il tipo di truffa è lo stesso, ma in questo caso i malfattori approfittano del Covid e di persone che magari hanno già paura dell’emergenza sanitaria. Chi telefona quindi parla di un qualche famigliare che è stato ricoverato e che ha bisogno di soldi per le cure. I truffatori partono dagli elenchi telefonici online, cercando nomi particolari che possono ricondurre a persone di una certa età e poi provano a telefonare. In molti casi la vittima riceve tante telefonate ed è lei stessa ad appendere, perché capisce che può essere una truffa. Questi casi spesso non ci vengono riportati, quindi è probabile che il problema sia più diffuso di quello che sappiamo”.

Famigliari e banchieri, attenzione
Il portavoce della Polizia cantonale ci tiene inoltre a fare un appello a chiunque possa captare dei segnali d’allarme: “18 casi in due giorni sono tanti e creano e hanno allarmato anche noi: siamo particolarmente attenti a queste problematiche e invitiamo i famigliari a parlare con le persone anziane, che a volte non lo dicono per paura. Particolare attenzione anche per chi lavora in banca: se si presenta una persona anziana a ritirare dei soldi, fate magari qualche domanda in più per capire se potrebbe essere oggetto una di truffa”.

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Chi sono gli autori?

“Abbiamo un paio di piste che stiamo valutando: purtroppo non siamo ancora riusciti a mettere le mani su queste persone ma speriamo di riuscire a concludere questa problematica nei prossimi giorni”. L’identikit però è abbastanza definitio: “Sono persone che vengono dall’estero, (...) parlano un italiano senza accenti particolari o un buon tedesco ed è così che confondono le vittime”. I casi sono riconducibili a una o più bande? “La prima problematica è proprio quella di sapere se è la stessa organizzazione o ce ne sono differenti. Che si tratti di bande però è sicuro, perché una persona sola non riesce a fare la telefonata, venire in Ticino, cercare i soldi, ecc... devono essere aiutati da qualcuno che gli dia una mano rimanendo qui sul territorio”. E nel resto della Svizzera? “Specialmente nei cantoni periferici ci sono i medesimi problemi. Quello che vorremmo capire è se colpiscono le stesse zone contemporaneamente oppure no, per esempio colpendo prima il nord e poi spostandosi al sud. Sarà tutto da verificare”.

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