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Tra pubblicità e canone, quale il futuro della TV?
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Teleticino
4 anni fa
Con Gabriele Balbi, professore di storia dei media presso l'USI, parliamo dello studio di Comparis, secondo cui la funzione Replay TV viene usata principalmente per guardare trasmissioni perse e meno per evitare la pubblicità.

 

La Replay TV non viene usata principalmente per evitare la pubblicità. La maggior parte degli utenti (85%) utilizza questo servizio per guardare le trasmissioni perse, mentre quasi la metà vuole saltare la reclame. Lo indica un sondaggio di Comparis realizzato a luglio dall'istituto di ricerche di mercato Innofact, che ha coinvolto un migliaio di persone in tutte le regioni della Svizzera. Con Gabriele Balbi, professore di storia dei media presso l’USI, abbiamo voluto approfondire l’argomento e il ruolo della televisione nei nostri salotti di casa.

Scontento nell'industria pubblicitaria

La tendenza a saltare gli spot ha creato insoddisfazione da parte dell'industria pubblicitaria e degli stessi canali televisivi, che si lamentano di perdere introiti legati alla pubblicità destinati a finanziare i loro programmi. Per contrastare il problema, entro fine anno dovrebbe essere introdotta presso tutti i fornitori la cosiddetta "pubblicità forzata" sulla televisione in differita. Chi vorrà saltare gli annunci potrà continuare a farlo, ma dovrà pagare un abbonamento più caro. Basterà per tamponare le perdite? Secondo Balbi difficilmente questi introiti torneranno in televisione: “Molti di questi introiti sono emigrati sui social, dove la pubblicità è più profilata e non "saltabile". È anche vero che la pubblicità televisiva continua ad avere una funzione centrale, ovvero quella di far scoprire cose che non si conoscevano precedentemente. Questo credo potrà ancora rimanere". 

La televisione in diretta ha perso fascino?

Secondo Jean-Claude Frick, esperto Comparis in telecomunicazioni, la televisione in diretta si è un po’ ripresa durante la pandemia, ma ora ha perso la sua funzione sociale. "Sono chiaramente finiti i tempi in cui la famiglia si sedeva davanti alla TV in salotto a guardare i polizieschi la domenica sera", sottolinea Frick. Un'analisi condivisa solo in parte dal professore. "È ovvio che non ci troviamo più negli anni '70, '80, '90, periodi in cui la televisione era al centro del salotto. Oggi ci sono molti più schermi, c'è la possibilità di avere meno linearità e più informazione televisiva. Però la televisione è ancora molto potente per gli eventi in diretta. La televisione lineare esiste ancora. Negli ultimi anni c'è stata una moltiplicazione di tutti i canali, con la conseguente frammentazione del pubblico. La televisione ha ancora una funzione sociale: spesso parliamo di elementi che sono nel palinsesto televisivo attraverso i social media”.

Un pubblico sempre più anziano

L'impressione è che oggi siano i giovani a guardare meno la televisione in diretta, forse perché abituati alle piattaforme streaming. Corrisponde alla realtà? "I dati dicono che il pubblico televisivo è sempre più anziano e meno giovane”, sottolinea Balbi. “Bisogna però definire cosa si intende per piattaforme di streaming: Netflix è una forma di televisione o no? Quando viene per esempio rilasciata una nuova serie tv, questa viene vista quasi in diretta da milioni di persone che si precipitano a vederla in modo che possano poi parlarne i giorni successivi. C'è un'altra forma di linearità, che può essere considerata relativa alle piattaforme”.

La saturazione del mercato

Le piattaforme streaming sono ormai tantissime e anche su questo fronte si rischia la saturazione del mercato, constata Balbi. “Molte piattaforme hanno perso o stanno perdendo molti abbonati. La crisi Netflix è sotto gli occhi di tutti. Questa crisi dovrà essere valutata nel corso del tempo, ma può far riemergere un tipo di televisione più tradizionale e istituzionale”.

Il canone, quella tassa tanto odiata

In Francia il governo Macron ha deciso di abolire il canone. In Svizzera il popolo si è fermamente opposto, ma ora si tornerà a votare su un eventuale dimezzamento. Quale futuro per la televisione pubblica e il canone? “Il canone è da sempre oggetto di polemiche in vari paesi del mondo”, sottolinea Balbi. “Il servizio pubblico è però ancora rilevante per molte ragioni: riguarda l'attendibilità, il contrasto alle fake news e l’equidistanza politica. Il canone è un servizio per la qualità dell'informazione. In Svizzera non finanzia solo la produzione televisiva delle reti pubbliche, ma molto spesso anche dei privati. Quindi ha anche una ricaduta positiva su tutto il sistema dei media svizzero”.

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