“TiSin, non basta la forma ci vuole sostanza”
Manuele Bertoli commenta la vicenda del sindacato TiSin e l’accusa che starebbe eludendo il salario minimo attraverso contratti collettivi illegali: “Se la storia si conferma, sembra un aggiramento della legge. Bisogna valutare la validità dei contratti”
di Teleticino/MJ
“TiSin, non basta la forma ci vuole sostanza”
Immagine © CdT/ Gabriele Putzu

Il caso sta facendo molto discutere: tre ditte del Mendrisiotto sono accusate dai sindacati di aver aggirato il salario minimo stipulando un Contratto collettivo di lavoro con un salario inferiore (15/16 franchi) rispetto ai 19 franchi stabiliti per legge, assieme ad altre penalizzazioni e clausole ritenute vessatorie. Il tutto tramite in sindacato TiSin, che secondo gli altri sindacati non avrebbe diritto a tale dicitura e che presenta nel suo organico figure di spicco della Lega come Boris Bignasca e Sabrina Aldi. Molto rimane da chiarire sull’effettiva legalità di questi contratti, i responsabili di TiSin non rispondono agli appelli della stampa e il Governo nel frattempo si muove con i piedi di piombo. Ticinonews ha intervistato il Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, per avere il suo punto di vista sulla questione: “Se si conferma la storia come l’abbiamo potuta leggere, credo sia effettivamente una modalità per aggirare la legge che poco si può accettare. È una legge importante e cercata su un problema spinoso che non possiamo risolvere a livello nazionale o internazionale senza stravolgere completamente il sistema. È chiaro che le soluzioni locali, se vengono aggirate, fanno arrabbiare e credo che questo sia il sentimento della maggioranza delle persone che guardano questo dossier”.

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Quindi non potete fare nulla come Governo?
“È una questione legale che bisogna approfondire, bisogna capire se un contratto costruito come quello che si è letto sia effettivamente un contratto valido e non una specie di formalismo eccessivo per cui si può non ritenerlo tale. Io non sono in grado, ad oggi, di dare un giudizio su questo, ma segnalo che, per esempio in altri settori, come quello dei permessi di lavoro per i lavoratori stranieri, non basta la forma: dietro la forma dev’esserci sostanza, sennò il permesso non viene dato perché ci si trova in una situazione di abuso di diritto. Ma che che qui si sia in quella situazione è tutto da verificare”.

Se si confermeranno i minimi salariali proposti e gli altri punti, come Governo accetterete questo tipo di contratti?
“Non ne abbiamo ancora discusso ma formalmente non dobbiamo accettare i contratti, perché questi si stipulano indipendentemente dal Governo. Semmai dovremo decidere se attivarci per porre rimedio raccogliendo la denuncia di chi non accetta questo modo di fare che secondo me è problematico anche perché tra gli autori di questo potenziale raggiro ci sono persone che sono, o sono state, in politica. Il che mi pare difficilmente presentabile”.

“La soluzione? Cambiare la costituzione”
Rimangono dunque molti nodi ancora da sciogliere, in particolare i sindacati si chiedono se questa associazione, TiSin, fosse autorizzata a stipulare un contratto. In ogni caso, rimane il problema sembra essere l’articolo 3 della legge sul salario minimo che prevede che questo non entri in vigore laddove c’è già un contratto collettivo di lavoro. L’Mps ha già lanciato un’iniziativa per stralciare il capoverso indicato e anche il Partito socialista ha annunciato una possibile iniziativa costituzionale, in quanto sembrerebbe impossibile farlo senza modificare la Carta cantonale. “Questa eccezione era prevista già nel testo dell’iniziativa popolare originale”, ha commentato Bertoli, “c’era questo elemento problematico e poi c’era quello del salario mediano per categoria e professione che è molto complicato da calcolare. L’unica soluzione possibile, ma speriamo di non arrivare lì altrimenti si conferma in qualche modo il raggiro, è una modifica della costituzione nello spirito vero di quello che i ticinesi hanno votato, ovvero la possibilità di avere un salario minimo legale a meno che le parti non si accordino per un salario superiore, non per uno inferiore”.

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