Salario minimo aggirato, insorgono i sindacati
Alcune aziende stanno introducendo un CCL per aggirare la normativa e pagare salari inferiori. Unia e OCST sul piede di guerra: “La politica deve intervenire e annullare questi contratti”
di ls/LM
Salario minimo aggirato, insorgono i sindacati
Immagine Ticinonews

Il prossimo 31 dicembre scade il termine per attuare il salario minimo cantonale. Ci sono aziende che si stanno preparando per adeguare la retribuzione dei propri dipendenti, altre invece che stanno compiendo manovre per eludere la legge e continuare a pagare salari inferiori a quelli da essa stabiliti. È il caso di tre aziende del Mendrisiotto che in questi giorni, come riferito da La Regione, stanno cercando di convincere i propri lavoratori a sottoscrivere un contratto collettivo di lavoro (CCL), che blocca lo stipendio orario per i prossimi cinque anni (in media 15-16 franchi l’ora lordi). In questo modo le aziende non sarebbero tenute ad applicare il salario minimo, che prevede una prima soglia minima di 19 franchi all’ora. I lavoratori che non sono d’accordo, rischierebbero il licenziamento.

Una mediazione controversa
Il tutto sta avvenendo tramite la mediazione di TiSin, un’organizzazione per il lavoro, che finora non era nota per intervenire in trattative salariali e che i sindacati storici come Unia e Ocst hanno definito “pseudo-organizzazione sindacale”. L’organizzazione, fondata nel febbraio 2020, è presieduta dall’ex sindacalista Nando Ceruso e ne fanno parte anche esponenti leghisti come Sabrina Aldi (vicepresidente) e Boris Bignasca (membro di direzione). La questione si fa dunque anche politica. L’MPS ha già inoltrato un’interpellanza al Consiglio di Stato per chiedere un intervento e presentato una proposta di iniziativa parlamentare per modificare la legge e stralciare quel passaggio che prevede che la normativa non sia applicata per quei rapporti di lavoro in cui è in vigore un CCL . Anche il PS del Mendrisiotto ha preso una dura presa di posizione di fronte “a questo sopruso delle leggi, dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori”, chiedendo una posizione chiara e netta da parte dei sindacati e dei partiti.

Sindacati sul piede di guerra
La vicenda è seguita da vicino dai sindacati Unia e OCST, che che proprio oggi hanno indetto un’azione di protesta di fronte alla Cebi di Stabio, una delle aziende coinvolte. “Siamo stati contattati dagli stessi collaboratori di queste aziende, che si sono trovati di fronte a questo scempio”, spiega a Ticinonews il sindacalista Unia Vincenzo Cicero. “I lavoratori si sono trovati di fronte al padronato e al sindacato ed è stato imposto il voto per alzata di mano di fronte alla direzione, senza che abbiano potuto visionare il documento”.

Un CCL che peggiora le condizioni
Si tratta di un contratto privato, i cui aspetti giuridici vengono ora valutati da entrambi i sindacati, precisa Cicero. “Questo è forse il primo contratto che vedo che è peggiorativo rispetto alla legge. Il tentativo è quello di eludere le disposizioni del salario minimo e non riconoscere, a partire da dicembre, il salario previsto per legge, che è già basso. Ma in queste aziende si parla di introdurre salari di 13, 14, 15 franchi all’ora, che vengono istituzionalizzati grazie a questi padroni che si sono inventati questa contromossa e a sindacati padronali compiacenti e associazioni padronali fantasma”. Ma non è solo il salario al centro dell’attenzione. Tra gli aspetti peggiorativi del contratto, figurano anche il congedo di paternità di un giorno (al posto dei dieci fissati per legge). Inoltre tutte le scelte che riguardando il salario non sono gestite dalle parti contraenti (sindacati e associazioni di categoria), ma dalla direzione. “Questo viene ribadito in quasi tutti gli articoli del contratto”, ha spiegato ai microfoni di Ticinonews Nenad Jovanovic, sindacalista Ocst.

Si teme che il fenomeno si allarghi
La preoccupazione dei sindacati è che ora questo fenomeno rischierà di allargarsi ad altre aziende e lanciano un appello ai lavoratori e alla politica. “Questi casi rischiano di fare scuola”, avverte Cicero, che invita i lavoratori, per quanto possibile, a rinunciare a questo tipo di accordi e contattare il sindacato. Ma in primis è la politica che si deve muovere: “Il Governo e la politica devono intervenire subito e duramente, annullando questi contratti e fare le modifiche del caso perché i padroni approfittano degli spazi che la legge concede. È necessario convocare un tavolo tra le parti sociali urgente. Non possiamo permettere che dopo anni che aspettiamo il salario minimo le aziende si svincolino in questo modo”. Sia TiSin, che il DFE, interpellati da Ticinonews, per ora non hanno voluto esprimersi a riguardo.

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