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Medio Oriente
Tensioni a margine delle manifestazioni pro-Pal, spuntano due interpellanze
© Ticinonews
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Redazione
6 mesi fa
A presentarle sono stati il granconsigliere democentrista Alain Bühler in Ticino e il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri a Berna.

Le tensioni verificatesi a margine di alcune manifestazioni pro-Pal andate in scena in questi giorni sono finite anche al centro di due atti parlamentari distinti, uno inoltrato al Consiglio di Stato dal granconsigliere Alain Bühler (Udc), e l’altro presentato al Governo federale dal deputato leghista Lorenzo Quadri.

La visita di Cassis

Venerdì scorso a Bellinzona, lo ricordiamo, era in corso un incontro organizzato dalla Camera di Commercio per discutere degli accordi con l’Unione europea, alla presenza del consigliere federale ticinese Ignazio Cassis. In quella occasione, un gruppo di manifestanti filopalestinesi si è riunito davanti al Teatro Sociale per protestare contro la politica elvetica in Medio Oriente e per chiedere una condanna di Israele e del Governo federale. Quella che doveva essere una manifestazione di opinione “si è trasformata in una scena indegna per il nostro cantone”, scrive Bühler nella sua interpellanza. “Insulti pesanti, anche sessisti, minacce, lanci di oggetti, cittadini comuni impediti ad accedere liberamente a un dibattito pubblico, politici federali e cantonali costretti a lasciare l’edificio sotto scorta, e persino il ‘ministro’ Cassis evacuato dalla polizia in assetto antisommossa”. La gravità di questi episodi “non può essere minimizzata. Non è accettabile che in Ticino politici e cittadini vengano trattati come bersagli da un gruppo di facinorosi violenti”.

"Se necessario, ricorrere alla forza"

La Polizia cantonale e quella comunale sono intervenute ma, secondo Bühler, “resta il dubbio se abbiano ricevuto dal potere politico il necessario mandato per agire con la dovuta energia. Fa riflettere che il Presidente del Consiglio di Stato, pur condannando a parole i fatti, abbia minimizzato la gravità della situazione, affermando che ‘non è successo nulla di grave’ solo perché non vi sono stati feriti”. In situazioni come questa, “non basta contenere i violenti: occorre respingerli con fermezza e, se necessario come in questo caso, ricorrere senza esitazione alla forza. Solo così si ristabilisce l’ordine e si rende chiaro che in Ticino la violenza non paga e non sarà mai tollerata”.

Le domande

Bühler chiede quindi al Consiglio di Stato se conferma che Cassis, parlamentari e semplici cittadini siano stati insultati, minacciati e costretti a lasciare l’edificio sotto scorta degli agenti e se la polizia era già a conoscenza, nella giornata del 19 settembre, della concreta possibilità di disordini e minacce. Se sì, “quali misure preventive erano state pianificate? Vi è stato un ordine politico o direttive specifiche a limitare l’intervento della polizia per evitare tensioni?” Si domanda anche all’Esecutivo cantonale se ritiene di avere fornito alle forze dell’ordine il pieno sostegno politico necessario per intervenire con la massima fermezza contro manifestanti violenti, anche ricorrendo all’uso della forza quando indispensabile, e quali misure intende adottare il Governo per garantire che episodi simili non possano più ripetersi e che il diritto di manifestare non diventi diritto di intimidire. Infine, il deputato democentrista vuole sapere se le persone che si sono rese protagoniste di insulti, minacce, aggressioni e lanci di oggetti sono state identificate e se sono in corso procedimenti penali a loro carico. “Come intende il Consiglio di Stato garantire che in futuro cittadini e rappresentanti politici possano partecipare in sicurezza a eventi pubblici, senza essere ostaggio di minoranze facinorose e violente?”

Quadri: "Manifestazioni che degenerano in vandalismi"

Nella sua interpellanza il consigliere nazionale Lorenzo Quadri fa notare come, in generale, si moltiplichino in Svizzera “le manifestazioni non autorizzate e non pacifiche da parte di gruppi pro-Palestina (pro-Pal), che degenerano in vandalismi, molestie, limitazioni della libertà di movimento e di espressione altrui, aggressioni verbali e fisiche, e altro”. A queste dimostrazioni “prendono spesso parte esponenti politici locali in spasmodica ricerca di visibilità, i quali ‘naturalmente’ si ritirano quando la situazione degenera, per non assumersene la responsabilità". Tali manifestazioni "non autorizzate e non pacifiche rendono inoltre necessario l’impiego di dispositivi di sicurezza importanti, i cui elevati costi ricadono sul contribuente”. Se ne è avuta dimostrazione, ribadisce Quadri, lo scorso venerdì a Bellinzona.

Le questioni poste all'Esecutivo

Quadri chiede quindi al Consiglio federale se reputa che le manifestazioni “non autorizzate e non pacifiche dei pro-Pal, siano compatibili con il valore svizzero del dialogo, oltre che con i diritti costituzionali alla libertà di espressione e di associazione che anche chi non è pro-Pal deve poter esercitare, senza per questo dover mettere in conto molestie o addirittura aggressioni”. Il deputato leghista vuole anche sapere se è intenzione dell’Esecutivo condannare “le inaccettabili derive, di queste dimostrazioni", oppure “se si intende accettare che la situazione degeneri ulteriormente”. Infine, si domanda al Governo federale "come valuta l’aumento dell’antisemitismo in Svizzera, a seguito del quale oggi un ebreo che si rende riconoscibile come tale non può più muoversi in sicurezza nel nostro spazio pubblico, e ciò a seguito delle derive indicate sopra”.

 

 

 

 

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