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Ticino
Tassa sulla salute: mozione interpartitica per sospendere i ristorni all'Italia
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
2 giorni fa
PLR, Centro, UDC e Lega dei Ticinesi chiedono al Consiglio di Stato un intervento immediato: «L'Italia viola l'accordo fiscale sui frontalieri, bisogna tutelare i contribuenti e il diritto internazionale»

Non si placa il dibattito politico attorno alla cosiddetta «tassa sulla salute» introdotta dall'Italia. Dopo le recenti sollecitazioni del consigliere di Stato Christian Vitta, una mozione interpartitica sottoscritta da Alessandro Speziali (PLR), Fiorenzo Dadò (Centro), Alain Bühler (UDC) e Daniele Piccaluga (Lega) è stata inoltrata al Gran Consiglio per chiedere misure drastiche contro Roma.

La violazione dell'accordo

Il fulcro della contestazione risiede nella presunta violazione dell’Articolo 9 dell’accordo fiscale sui frontalieri. Secondo i firmatari, il trattato stabilisce chiaramente che i «vecchi frontalieri» (quelli rientranti nel regime transitorio) devono essere tassati esclusivamente in Svizzera. L'introduzione della tassa sanitaria da parte italiana rappresenterebbe dunque un'imposizione fiscale ulteriore e illegittima su redditi già tassati alla fonte in Ticino.

Le richieste della mozione

I deputati chiedono al Consiglio di Stato di: sospendere il versamento dei ristorni: effettuare una decurtazione, totale o parziale, della quota di imposta alla fonte da riversare all'Italia, in misura equivalente a quanto prelevato illegalmente tramite la tassa sulla salute; attivare i canali federali sollecitando l'intervento delle autorità di Berna per far valere l'inadempienza italiana.

Il richiamo alla Convenzione di Vienna

La mozione non si limita a una critica politica, ma cita basi giuridiche internazionali. Facendo riferimento all'articolo 60 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, i firmatari sottolineano che una «violazione sostanziale» di un accordo bilaterale conferisce alla controparte il diritto di sospenderne l'applicazione. In quest'ottica, il blocco dei ristorni non sarebbe un atto arbitrario, ma una misura di tutela per ripristinare l'equilibrio contrattuale.

Clima teso al confine

La mossa parlamentare arriva in un momento di forte tensione. Se da un lato il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, invita a usare i canali istituzionali evitando «battaglie elettorali», il fronte politico ticinese sembra compatto nel voler dare seguito alla linea dura tracciata dal Dipartimento delle finanze e dell'economia (DFE) per proteggere il regime fiscale concordato.

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