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Stop alla vendita di sigarette elettroniche, basterà per limitare l’uso tra i giovani?
©CHIARA ZOCCHETTI
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Redazione
3 anni fa
Per Ilario Lodi, direttore di ProJuventute per la Svizzera italiana, il divieto è necessario, ma non sufficiente: "Occorre allargare lo spettro di riflessione con i ragazzi e capire cosa sta alla radice dei loro bisogni".

Il prossimo 1° giugno entrerà in vigore il divieto di vendita delle sigarette elettroniche ai minorenni. La data è stata stabilita dal Cantone, che parallelamente ha lanciato una campagna di sensibilizzazione. Le sigarette elettroniche vengono infatti sempre più utilizzate dagli adolescenti. “È un fenomeno in costante aumento tra i giovani, che è necessario arginare”, sottolinea a Ticinonews Martine Bouvier Gallacchi, capa del servizio di promozione e di valutazione sanitaria. “Era una normativa attesa da tempo e finalmente è arrivata”.

Il quadro normativo

Le modifiche della legge sanitaria sono state infatti approvate a larga maggioranza dal Gran Consiglio lo scorso febbraio e ora diventeranno realtà. Il quadro normativo interesserà indistintamente tutti i punti vendita del Cantone, ma con un occhio puntato su quegli esercizi che si trovano in prossimità di scuole o luoghi di raduno dei giovani, target principale di acquisto di sigarette elettroniche. Sarà una misura sufficiente per tutelare la salute dei giovani? Per il direttore di ProJuventute per la Svizzera Ilario Lodi “è necessaria, ma non sufficiente”.

La responsabilità degli adulti

Secondo Lodi la misura va a colpire i giovani, ma dovrebbe far riflettere in particolare gli adulti. “Se i giovani hanno accesso a questo tipo di prodotto è perché noi adulti glielo mettiamo a disposizione. Un prodotto pensato da esperti della comunicazione, che sono perfettamente in grado di sedurre un pubblico giovane, con delle misure estremamente accattivanti. Al di là della responsabilità di fare impresa all’interno delle aziende che producono questo tipo di offerta, dovremmo riflettere sul perché dobbiamo introdurre divieti ai giovani quando la responsabilità che dobbiamo mettere in essere dovrebbe stare a monte, cioè non proporre ai giovani dei prodotti che sono nocivi alla salute. Dobbiamo riflettere su cosa chiediamo ai ragazzi. Ripetiamo costantemente che sono il nostro futuro, ma non sempre li mettiamo nelle condizioni di crescere al meglio per diventare degli adulti consapevoli. Dal punto di vista pedagogico cosa privilegiare: il business, che è assolutamente lecito, oppure la salute dei nostri ragazzi?”.

La componente genitoriale

Andare ad agire alla radice è tuttavia difficile. Di mezzo ci sono grandi operazioni commerciali e le sigarette sono diffuse a livello globale. Concretamente cosa si potrebbe fare? Per Lodi è importante continuare a intensificare le azioni educative nei confronti dei ragazzi e metterli nelle condizioni di sviluppare una maggiore consapevolezza. Anche la componente genitoriale, aggiunge, gioca un ruolo importante all’interno delle famiglie, luoghi dove “l’autorità, nel miglior senso del termine, può essere ancora esercitata”.

Passi avanti, ma ancora resta da fare

Rispetto al passato, riconosce comunque Lodi, sono stati fatti dei passi avanti. I ragazzi sono molto più consapevoli degli effetti collaterali che queste dipendenze possono creare. “Ma c’è ancora del lavoro da fare e il problema delle dipendenze da tabacco non lo si affronta tematizzando unicamente la questione del tabacco. Occorre allargare lo spettro di riflessione con i ragazzi, chiedendosi quali sono i bisogni che sottendono all’adozione di questi prodotti. Prodotti che sono anche mezzi di comunicazione e relazione. Capire che cosa sta alla radice dei bisogni dei ragazzi, che si trasformano poi nell'utilizzo delle sigarette elettroniche, è una pista da seguire con ottime possibilità di poter avere dei risultati significativi sul piano della prevenzione per quel che riguarda la salute”.