
La 15enne giunta ieri a Lugano-Agno dalla Giordania e in fuga da Gaza è stata subito trasportata all'Ospedale San Giovanni di Bellinzona, dove è stata presa a carico, inizialmente per una fase diagnostica e poi per le cure necessarie. Per capire il suo stato di salutte, ne abbiamo parlato direttamente con Giacomo Simonetti, primario e direttore medico e scientifico dell’Istituto pediatrico della Svizzera italiana. “Ieri sera è stata accolta dal team curante presente, poi sono arrivato anch'io”. Sappiamo che si tratta di ferite di guerra: senza entrare nei dettagli clinici, è una situazione grave? “Posso confermare che si tratta di una vittima minorenne del conflitto”.
La presa a carico
Ai Cantoni che hanno aderito sono stati inviati diversi bambini e ragazzi, anche in base alle cure che necessitano. Simonetti ci ha infatti spiegato che c’è stata un’analisi dettagliata coordinata delle informazioni a disposizione sui bambini, per collocarli nel posto migliore. Fra questi anche ospedali universitari specializzati, “più di quanto lo siamo noi. La nostra paziente può fare capo alle nostre cure specialistiche”. Quali sono le principali sfide? “Dal punto di vista amministrativo ci siamo dovuti organizzare, ma in realtà c’è tutta la pianificazione che accennavo in precedenza. Ma anche il coinvolgimento di specialisti che si prenderanno cura della paziente, così come il lato psicologico della ragazza e la barriera linguistica”
“Aiutare è nel nostro DNA”
Quale il valore per i medici nell’aver accolto una ragazza da una zona di guerra? “Lo facciamo molto volentieri, è nel nostro DNA aiutare tutti i pazienti. Quindi abbiamo accolto con entusiasmo e con il massimo impegno questo incarico”. Prossimamente arriveranno altri 13 bambini, il San Giovanni ne accoglierà ancora uno. “Non conosco ancora i dettagli. Sappiamo che il Cantone ha dato la disponibilità per due bambini; ora ne è arrivato uno. Quindi, è possibile che ne arrivi un secondo”, ha concluso il primario.

