
Ieri il processo e la sentenza, oggi la presa di posizione da parte di Gava, il gruppo di ascolto per le vittime di abusi sessuali in ambito religioso. Perché la condanna a 18 mesi sospesi per quattro episodi di atti sessuali con fanciulli, tre episodi di coazione sessuale e un episodio di atti sessuali con persone inette a resistere, stando a Gava, porta le vittime di abusi sessuali a porsi ancora diverse domande. Persone a cui il Gruppo vuole dare voce. "Tante persone vittime — di questo sacerdote, di altri preti o di qualsiasi altro abusante — leggeranno o ascolteranno questa sentenza. Come si sentiranno, quando leggeranno di 'casi di coazione sessuale lievi', di episodi definiti 'non così gravi'? Quando troveranno scritto che 'il numero dei casi è ridotto'; che c’è stato 'sincero pentimento' e 'collaborazione con le indagini'? Quando vedranno descritti atti su zone del corpo come se ciò potesse stabilire una scala di dolore?". E ancora, "cosa proveranno, sapendo che al condannato, quando era in carcere, sono arrivate numerose lettere di sostegno, con persino espressioni di perdono? Solo chi ha subito abusi può decidere se perdonare; farlo al loro posto è mancanza totale di rispetto ed empatia".
"Ogni abuso è un abuso di troppo"
GAVA "ribadisce con forza che ogni abuso sessuale su un minorenne o su una persona vulnerabile è un abuso di troppo. Non esistono violenze 'lievi'. La sofferenza di chi ha subito abusi non dipende da fattori quantitativi (quante volte è successo) o qualitativi (che tipo di contatto fisico, su quali parte del corpo…) e nemmeno da come si sono svolte le indagini". Per chi subisce un abuso sessuale, "nessuno potrà mai ‘archiviare’ il trauma o cancellarne la sofferenza e le conseguenze che dureranno tutta la vita. Per le vittime non esiste prescrizione né condizionale: solo la possibilità di chiedere aiuto per imparare a convivere con quanto accaduto".
"Parlare è fondamentale"
Parlare "è un primo passo fondamentale. Alcune vittime lo hanno fatto, affrontando ora un momento durissimo: rivivere tutto ed essere, allo stesso tempo, esposte a livello mediatico. Tutti ne parlano! Un appello: scegliete con cura le parole per non ferire ancora chi ha già subito abusi. Forse la realtà è più grave di quanto sappiamo. Forse ci sono altre vittime che non hanno parlato, e nessuno può giudicarle".
"Benvenga l’obbligo di denuncia"
Infine, GAVA "sostiene la decisione del Consiglio di Stato di introdurre l’obbligo di denuncia nella legge cantonale sulla Chiesa cattolica e quella evangelica riformata. Chi viene a conoscenza di un reato di questo genere deve denunciarlo: nella Chiesa come in qualsiasi ente od organizzazione. Non è sempre stato così".
I contatti per le vittime
Nella nota viene ricordato che il Gruppo "è pronto ad ascoltare e sostenere, con il massimo rispetto, chiunque abbia subito abusi". L'invito è di contattare il numero 091 210 22 02, oppure scrivere a [email protected]. Tutte le informazioni necessario sono disponibili sul portale di Gava.

