
Uniformare l’abbigliamento degli allievi per ridurre le differenze sociali o puntare sull’educazione al rispetto delle diversità? È attorno a queste due visioni che si è sviluppato il confronto, andato in onda al Tg di TeleTicino, tra la gran consigliera PLR Michela Rys e la deputata PS Tessa Prati, presidente della Commissione formazione e cultura.
Perché sì alla divisa
Rys, prima firmataria dell'iniziativa parlamentare sottoscritta da altri dieci deputati, sostiene l’introduzione di una divisa scolastica semplice e accessibile. L'obiettivo, ha spiegato, è intervenire già nei primi anni di scuola, facendo in modo che gli allievi siano vestiti in maniera uniforme e semplice. In questo modo, sostiene la deputata, si potrebbero attenuare le differenze e prevenire alcuni problemi che emergono con la crescita, come bullismo, prese in giro, pressione a mettersi in mostra e abbigliamento non adeguato al contesto scolastico.
«Non è questo lo strumento adatto»
Prati condivide la necessità di contrastare le disuguaglianze, ma contesta lo strumento. «Capisco il problema, ma non sono convinta dello strumento», ha affermato. Una divisa potrebbe attenuare alcuni segnali delle differenze economiche, senza però eliminarle: resterebbero infatti le diverse possibilità delle famiglie in altri ambiti, come dispositivi, attività e vacanze.
Le priorità
Durante il confronto è emerso anche il tema delle priorità della scuola. Prati ha citato la necessità di garantire a tutti gli allievi gite e attività scolastiche e ha richiamato il superamento dei livelli nella scuola media come possibile intervento sulle disuguaglianze. Rys ha invece sottolineato che la proposta non rappresenta una priorità assoluta, ma un tema sul quale vale la pena confrontarsi. Quanto ai costi, immagina un modello essenziale, come polo, felpa e pantaloni, eventualmente sviluppato anche con il coinvolgimento della scuola di moda ticinese.

