
Una divisa scolastica per i bambini della scuola dell’infanzia e delle scuole elementari ticinesi. È quanto chiede un'iniziativa parlamentare presentata oggi dalla deputata Michela Ris (PLR) e sottoscritta da altri dieci parlamentari. L’obiettivo, spiegano i promotori, non sarebbe quello di limitare la libertà o la personalità degli allievi, ma di trasmettere fin dalla giovane età il principio secondo cui ogni contesto richiede comportamenti e abbigliamento adeguati. «Negli ultimi anni assistiamo sempre più frequentemente, anche nelle nostre scuole, alla presenza di abbigliamenti poco consoni al contesto scolastico", si legge nell'atto parlamentare. «Non si tratta di voler giudicare gusti personali, mode o scelte delle famiglie, né tantomeno di limitare la personalità dei bambini. Si tratta piuttosto di trasmettere fin dalla giovane età un principio semplice che li accompagnerà per tutta la vita: ogni contesto richiede un comportamento e un abbigliamento adeguati».
«A scuola si entra in una comunità»
Secondo i firmatari, la scuola rappresenta uno dei primi luoghi in cui i bambini imparano a vivere all’interno di una comunità e a rispettare regole condivise. In questo contesto, anche il modo di vestirsi potrebbe diventare parte del percorso educativo.
La proposta nasce anche dalla constatazione di una crescente esposizione dei bambini a marche, mode e modelli legati all’immagine. Una divisa, sostengono i promotori, potrebbe contribuire a spostare l’attenzione dall’abbigliamento alle capacità, alle relazioni e alla vita scolastica, riducendo al tempo stesso le differenze visibili legate alle possibilità economiche delle famiglie.
«Non proponiamo un ritorno al grembiule tradizionale», precisano i firmatari. «Proponiamo piuttosto di recuperare il principio che ne stava alla base e reinterpretarlo in chiave moderna: quando entro a scuola, entro in una comunità e in un contesto che richiede un abbigliamento adeguato». Si tratterebbe di pochi capi semplici, pratici e facilmente lavabili: polo o maglietta, felpa e pantaloni o gonna in colori prestabiliti, con eventuale personalizzazione legata alla scuola o al Comune.
Un modello già sperimentato all’estero
Nell’iniziativa viene citata l’esperienza francese. Tra il 2024 e il 2025 circa un centinaio di scuole e istituti hanno sperimentato una «tenuta comune». Secondo una valutazione pubblicata nel 2026 dal Ministero francese dell’Educazione, nella scuola primaria «tre direttori su quattro hanno riscontrato un’evoluzione positiva del senso di appartenenza alla scuola. Una larghissima maggioranza dei responsabili degli istituti coinvolti si è inoltre dichiarata favorevole alla prosecuzione dell'esperienza. La stessa valutazione invita tuttavia alla prudenza riguardo ad altri possibili effetti, ad esempio sul clima scolastico o sui risultati degli allievi, e segnala anche alcune difficoltà di adesione». Proprio per questo motivo i promotori ritengono che l'esperienza francese appare particolarmente interessante: «Dimostra che il tema merita di essere sperimentato e valutato sulla base di risultati concreti, anziché affrontato unicamente sul piano ideologico».
Una fase pilota
L’iniziativa chiede quindi al Consiglio di Stato di elaborare un modello semplice, moderno ed economicamente sostenibile e di valutare una fase pilota in alcuni istituti ticinesi, coinvolgendo direzioni, docenti, famiglie e allievi. Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata ai costi. Secondo i firmatari, la divisa non dovrebbe diventare un nuovo onere per le famiglie. Il Cantone potrebbe quindi valutare acquisti centralizzati e forme di sostegno o fornitura gratuita per chi ne avesse bisogno. La sperimentazione dovrebbe infine permettere di misurare gli effetti sul senso di appartenenza, sul clima scolastico e sulla pressione legata a marche e differenze economiche.

