Ticino
“Sarebbe stata meglio la situazione straordinaria”
Foto © CdT/ Chiara Zocchetti
Foto © CdT/ Chiara Zocchetti
Marco Jäggli
4 anni fa
Norman Gobbi si esprime sulle decisioni odierne del Consiglio federale, ribadendo la necessità di maggior unità d’azione tra Cantoni e di criteri diversi per i Cantoni “virtuosi”

In serata il Consiglio di Stato ticinese, dopo aver espresso la propria contrarietà in settimana alle misure decise da Berna, ha implementato le decisioni odierne del Consiglio federale, criticando però il metodo col quale vengono decisi i cantoni “virtuosi” rispetto a quelli con un’evoluzione difficile della situazione pandemica. Sotto tiro in particolare il criterio dell’incidenza, che secondo il Governo penalizza i Cantoni che fanno più test. Teleticino ha intervistato in proposito il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che ha ribadito la posizione auspicando più centralizzazione e cercando di tracciare i possibili scenari futuri. Perché, si sa, il Consiglio federale potrebbe decidere nuove misure già il 18 dicembre.

Qual è la reazione di un cantone che in prima istanza si era espresso negativamente?
“Non eravamo i soli ad esserci espressi negativamente, ma anche diversi cantoni che avevano adottato misure restrittive. Ricordo come le nostre misure siano ancora più restrittive rispetto a quelle federali visto che abbiamo confermato il limite di 5 persone per gli assembramenti. Questa è una situazione ibrida, abbiamo i cantoni che predispongono misure e poi la confederazione entra con ulteriori decisioni: sarebbe stato meglio, come avevamo chiesto settimane fa, dichiarare lo stato di situazione straordinaria, centralizzando le decisioni alla Confederazione e garantendo quell’unità d’azione che al momento manca. Inoltre, in vista delle chiusure domenicali, decise dalla Confederazione, il mio appello alla popolazione è di prendersi il tempo di fare gli acquisti senza paura, senza timore e anche senza accalcarsi”.

Ha parlato di chiusure, i Cantoni che hanno preso provvedimenti seri nelle scorse settimane, tipo il semi-confinamento, ridono. Noi invece no. Si può dire che non abbiamo fatto i compiti?
“Anche le nostre misure sono serie, ma diciamo che i Cantoni che hanno preso misure ancora più serie hanno potuto gestire una curva molto più pericolosa della nostra. Ginevra è stato il peggior territorio su scala europea per numero di contagi rispetto alla popolazione, cosa che il Canton Ticino non ha raggiunto. Nelle ultime settimane però purtroppo la nostra curva è rimasta stabile e la flessione non è più così importante. Quindi vogliamo veramente correggerla attraverso misure che abbiamo comunicato lunedì e attraverso le misure applicate oggi dal Governo. Che sono ancora misure intermedie, visto che si sono già annunciate possibili, ulteriori misure venerdì prossimo”.

Riguardo alle chiusure, voi nel comunicato dite che il metro di valutazione non è adeguato. Su quale aspetto si può muovere la critica?
“Riguardo al parametro R siamo attorno all’1. Per l’altro parametro, che è il numero di contagi su 100'000 abitanti, è controproducente, perché se tutti migliorano si resta sotto la media comunque. Questa situazione rischia di metterci in difficoltà e di vanificare le politiche dei tamponi: se penso ai nostri vicini nel canton Grigioni che stanno conducendo una campagna di test a tappeto, il rischio è che non potranno più riaprire perché avranno molti casi positivi rispetto alla popolazione”.

Vi siete pronunciati più volte sulla questione dei mezzi pubblici. Berna farà qualcosa nel breve termine?
“Purtroppo, abbiamo dovuto constatare di nuovo come questo tema non sia stato toccato, nonostante la popolazione, gli allievi e gli utenti dei mezzi pubblici ce la segnalino, quindi si tratta di un tema importante. Da un lato il problema si risolverà in maniera naturale con le vacanze di Natale, vista la riduzione degli spostamenti. In quel periodo sarà importante che il numero di contagi possa ridursi, visto il periodo particolare dell’anno”.

Martedì avevate invitato a fare più tamponi. In questo momento però fare tanti tamponi rischia di essere un autogoal?
“No, perché fare tanti tamponi significa depistare i casi positivi. Però proprio con i parametri emanati dal Consiglio federale i cantoni che fanno una politica di test attiva rischiano di essere penalizzati. Questo a noi non interessa, ci interessa più proteggere la salute pubblica depistando i casi positivi e questo è essenziale nel contenimento del virus”.

Stazioni sciistiche: avete confermato l’apertura con piani di protezione adeguati. Però chiudendo tutto il rischio è che le persone si riversino sulle piste da sci. Come gestire questa situazione?
“Ci siamo incontrati proprio questa settimana con i gestori degli impianti di salita invitandoli a essere prudenti. Qui l’importante sarà davvero, come in tutte le altre misure, il nostro comportamento. Sarà questo a influenzare l’evoluzione del virus”.

Ha citato possibili nuove misure per settimana prossima da parte del Consiglio federale. Avete avuto qualche sentore? È possibile si parli di un semi-confinamento?
“Attendiamo la consultazione che sarà lanciata tra lunedì e martedì da parte del Dipartimento federale di Berset. Leggeremo a quel punto le proposte. È evidente che quello è uno dei possibili scenari, però ce ne potrebbero essere anche degli altri. Questo è un periodo particolare dell’anno in cui la gente si muove meno ma allo stesso tempo ha più voglia di vedere i propri cari: bisogna gestire questi diversi bisogni in una situazione di straordinarietà sanitaria”.

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