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Svizzera-Italia
Ristorni nel mirino, la politica si divide. Speziali: «Vanno bloccati», Dadò: «Non risolverebbe nulla»
Redazione
7 ore fa
La perizia del Consiglio di Stato conclude che la tassa sulla salute viola l'accordo fiscale sui frontalieri tra Svizzera e Italia. Speziali e Piccaluga chiedono una linea dura, mentre Durisch e Dadò invitano a percorrere prima le vie istituzionali.

La tassa sulla salute applicata ai frontalieri non sarebbe una semplice tassa, bensì una vera e propria imposta e, in quanto tale, violerebbe l'accordo fiscale tra Svizzera e Italia. È questa la conclusione della perizia commissionata dal Consiglio di Stato, che ora punta a convincere la Confederazione a intervenire. Sullo sfondo resta però anche l'ipotesi di bloccare i ristorni versati ai Comuni italiani di confine, una misura che continua a dividere la politica ticinese.

Speziali: «A questo punto non ha più senso mantenere intatti i ristorni»

Tra i sostenitori della linea dura figurano il presidente del PLR Alessandro Speziali e il coordinatore della Lega Daniele Piccaluga. Per Speziali la perizia conferma quanto già intuito nei mesi scorsi dal direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. «Questa tassa sulla salute, se applicata, è una vera e propria imposta, quindi viola gli accordi. A questo punto non ha più senso mantenere intatti i ristorni». Secondo il presidente del PLR, il Governo dovrebbe quindi informare Berna della volontà di versare meno ristorni: «Questo ci pare chiaro e soprattutto fondato».

Piccaluga: «È sempre un calare le braghe»

Sulla stessa linea anche la Lega dei Ticinesi. «L'abbiamo già ribadito a più riprese: serve un segno tangibile, una mossa chiara che vada nell'ottica di bloccare totalmente i ristorni», afferma Piccaluga. E a chi si chiede se una prova di forza possa davvero portare risultati, il coordinatore leghista risponde senza mezzi termini: «Altrimenti è sempre un calare le braghe. Sembra sempre che qui non si voglia mai fare nulla. Si faccia un gesto tangibile e si metta un elemento chiaro per poi andare a discutere con Berna».

Durisch: «Chi ha firmato il contratto è Berna»

Non tutti, però, ritengono che il blocco dei ristorni sia la strada giusta da percorrere. Il capogruppo del PS Ivo Durisch invita innanzitutto a seguire i canali istituzionali. «Chi ha firmato il contratto è Berna», ricorda, sostenendo che il Consiglio di Stato deve chiedere alla Confederazione di segnalare formalmente all'Italia l'eventuale violazione dell'accordo. «Se c'è da fare valere qualcosa, bene, ma con i toni giusti», aggiunge, sottolineando come sia preferibile mantenere buone relazioni con il Paese confinante piuttosto che ricorrere subito ad atti di forza.

Dadò: «Il blocco dei ristorni è un déjà-vu, l'ultima ratio»

Anche il presidente del Centro Fiorenzo Dadò guarda oltre il solo dossier dei ristorni. A suo avviso il problema va inserito in un contesto più ampio che comprende la perequazione finanziaria, i progetti infrastrutturali attesi dal Ticino e il sostegno federale alle regioni colpite da catastrofi naturali. Per questo invita il Governo cantonale a presentarsi compatto a Berna per discutere delle rivendicazioni ticinesi nel loro insieme. «Il Consiglio di Stato deve prendere l'auto o l'aeroplano dell'onorevole Cassis e andare tutti e cinque a Berna a parlare con i sette consiglieri federali e discutere la questione del Ticino in generale», afferma. Quanto all'ipotesi di bloccare i ristorni, Dadò non la esclude del tutto, ma la considera una misura estrema. «Il blocco dei ristorni è un déjà-vu, proprio l'ultima ratio. Si può fare, ma non risolverebbe assolutamente nulla», conclude.