A Bellinzona, oggi, si parla di tassa sulla salute. Il Consiglio di Stato fa infatti sapere di avere «preso atto dei risultati della perizia giuridica commissionata», realizzata dal Prof. Dr. iur. Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friburgo. All'incontro con i media sono presenti il presidente del Governo, Claudio Zali, e il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta.
Di che cosa si tratta
La cosiddetta «tassa sulla salute» è una norma nazionale italiana che prevede un contributo da parte dei «vecchi frontalieri» che le Regioni saranno chiamate ad applicare (riscuotendola). Manca ancora il decreto attuativo e quindi, nel concreto, capire in che modo le Regioni preleveranno il contributo, ma la norma sta facendo parecchio discutere. Il Ticino considera il provvedimento una violazione dell’accordo tra Italia e Svizzera. E questo perché, lo ricordiamo, il testo stabilisce che i «vecchi frontalieri» siano imponibili soltanto in Svizzera, escludendo quindi qualsiasi imposizione italiana. Secondo il Governo ticinese, in sostanza, la «tassa sulla salute» sarebbe assimilabile a un’imposta, risultando quindi in contrasto con l’intesa. E quale «reazione a quello che ritiene essere un comportamento - da parte italiana - lesivo dell’accordo internazionale», il Ticino ha sollevato l’ipotesi di bloccare (o quanto meno decurtare) i ristorni dei frontalieri e ha tempo fino al 30 giugno per prendere una decisione.
La distanza con Berna
Per il Cantone, come detto, la tassa sulla salute sarebbe un’imposta e non una tassa (l’accordo stabilisce che i vecchi frontalieri siano imponibili soltanto in Svizzera, escludendo quindi qualsiasi imposizione italiana ulteriore, ndr.) e per verificare che non sia in contrasto con l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, è stata chiesta una perizia giuridica, con l'obiettivo di poi confrontarsi con l’autorità federale, in modo da cercare un allineamento che in questo momento non c’è tra Bellinzona e Berna. Il Consiglio federale ha, infatti, dapprima chiarito come il contributo sanitario non violi l’accordo sui lavoratori frontalieri («il fatto che il contributo sanitario venga calcolato in base al reddito non giustifica la sua qualifica come imposta sul reddito», ndr.) e poi ha frenato le velleità ticinesi di fronte a un possibile blocco dei ristorni (inteso come misura di pressione politica), spiegando che questo costituirebbe invece una chiara violazione dell'accordo.

