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Ticino
“Rispetto alla prima ondata c’è più insofferenza”
Il servizio di tracciamento è sotto pressione, tanti contagi vogliono dire tante persone da contattare. Marina Lang: “L’allerta si è alzata, le persone riducono i contatti”

Il tracciamento dei contatti è una delle strategie fondamentali adottate dal Consiglio di Stato ticinese e dalla Confederazione per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus. Ora però questo sistema è sottopressione ma nonostante i numeri dei contagi in crescita i collaboratori destinati a questo lavoro sono sempre di più. Marina Lang, responsabile del tracciamento e psicologa della Polizia cantonale ha infatti confermato in diretta a Ticinonews su Teleticino che verranno impiegate fino a una cinquantina di persone.

Le persone riducono i contatti con gli altri
“Siamo in discesa rispetto ai numeri a stretto rischio di contagio. Negli ultimi giorni il dato ci parla di tre contagi per una persona positiva, questo significa che nel corso degli ultimi tempi si è alzata l’allerta delle persone e si riducono i contatti con gli altri”, spiega Marina Lang. Ciò vuol dire, dunque che in maniera autonoma le persone hanno già ridotto i propri contatti.

Attività di tracciamento molto frenetica
“L’attività è frenetica, anche oggi il tracciamento è ancora in corso, le giornate si chiudono attorno alle 21 e abbiamo rafforzato la squadra”, aggiunge. In questi giorni, infatti, sono attivi i colloqui per ingaggiare nuove persone dalla disoccupazione. Questo supporto è stato fatto proprio perché il servizio di contact-tracing è sotto pressione. “Noi senza negare l’evidenza abbiamo accumulato un lieve ritardo, la persona positiva non riusciamo a contattarla durante la stessa giornata, e quelle in quarantena vengono anche contattate dopo due o tre giorni”, spiega.

Facilitare il lavoro del tracciamento facendo la propria lista dei contatti
La persona positiva comunque sa di esserlo dal medico curante o dal check-point e da quel momento, sottolinea la Lang, “parte l’isolamento”. E aggiunge: “La nostra telefonata non deve compromettere l’isolamento dalla notizia del medico”. Inoltre, “per facilitare il lavoro del tracciamento dal momento che si scopre di essere positivi ci si può preparare con la lista dei contatti, a disposizione nei checkpoint c’è un formulario che si chiama ‘contact tracing’ che prepara la nostra telefonata”.

Con tutti questi numeri e con una buona dose di responsabilità individuale risulta efficace il tracciamento?
“Quello che noi osserviamo è che sono molto in aumento i casi di persone in quarantena che diventano positivi, ad oggi siamo a 260 persone che abbiamo fermato mettendole in quarantena che sono risultate positive. Questo vuol dire che queste persone non sono andate in giro e limitano il giro, il senso dell’attività di tracciamento è questo, è cercare di limitare il prima possibile il contagio”.

“La quarantena non genera altre quarantene”
Spesso, però, sulle quarantene c’è qualche dubbio: se io entro in contatto con un positivo all’esterno del mio nucleo famigliare, anche le persone con cui abito finiscono in quarantena? “La quarantena non genera altre quarantene”, asserisce Lang. “Noi partiamo dal caso positivo, si torna indietro di 48 ore e le persone che sono entrate in contatto col positivo per più di 15 minuti, a meno di un metro e mezzo senza protezione rientrano nella lista, ma non è tutto il nucleo famigliare ad andare in quarantena”. E aggiunge: “La persona in quarantena si isolerà dal proprio nucleo famigliare e lì chiudiamo il tracciamento”.

Malessere e insofferenza: “Necessario dare un senso”
Questa seconda ondata, non c’è dubbio, crea malessere e insofferenza nella popolazione. E Marina Lang conferma: “Si sente di più rispetto a questa primavera”. E aggiunge: “Mi collego alle parole del collega Pezzoli nel ribadire che per ovviare a questo e per poter fare il nostro lavoro ci vuole uno sforzo in più per portare senso. Bisogna accompagnare la limitazione con un senso se no va vissuta la quarantena solo come ostacolo, come un limite. È necessario dare un senso sociale di collaborazione l’uno con l’altro ma di fronte alla resistenza è bene spendere due parole in più”.

Intervista completa di Teleticino

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