Rimpatrio forzato, India trova nuovi sostenitori
Presente in Ticino da diversi anni, India e la sua famiglia dovranno fare rientro in Etiopia in seguito a una decisione della Sem. La sinistra chiede al Cantone di intervenire invocando il “caso di rigore”
di daco
Rimpatrio forzato, India trova nuovi sostenitori
Immagine Scolari

Si estende il fronte a sostegno di India e della sua famiglia. La ragazza 19enne, infatti, proveniente da una regione di confine fra Etiopia ed Eritrea, vive in Ticino da diversi anni e assieme al fratello ha completato un percorso di studi nel nostro cantone. Tuttavia, la loro domanda di asilo presentata dieci anni fa è stata di recente respinta dalla Segreteria di Stato della migrazione (Sem): India, il fratello Nurhusien e la mamma Munaja dovranno dunque fare ritorno in Etiopia, Paese considerato sicuro da Berna ma nel quale la famiglia non è registrata (né l’Etiopia né l’Eritrea li riconoscono come cittadini, il che li rende quindi apolidi).

Si muove la politica
Negli ultimi giorni in sostegno a India e alla sua famiglia si è mobilitata una frangia della politica ticinese: dopo una prima interpellanza al Consiglio di Stato presentata dall’Mps, nella quale si richiede il riconoscimento del caso di rigore, ora la stessa richiesta è formulata da sette deputati del Ps, capitanati da Anna Biscossa.

La base legale
“Secondo l’articolo 14 capoverso 2 LAsi, un richiedente l’asilo può, su proposta del Cantone dove risiede, ottenere un permesso di dimora se si trova in Svizzera da almeno cinque anni e se si è in presenza di un grave caso di rigore personale, il tutto tenendo conto del grado di integrazione dell’interessato. Questa procedura vale a prescindere dallo stadio della procedura, quindi anche per le persone con decisione d’asilo negativa passata in giudicato”, spiegano i granconsiglieri socialisti nella loro interrogazione.

Un Ticino poco propenso alla concessione di questo statuto?
I parlamentari approfittano inoltre del caso di India e della sua famiglia per chiedere lumi sulla politica migratoria del Cantone: quest’ultimo, secondo gli interroganti, dal 2017 ha adottato “un deciso cambiamento in senso restrittivo sull’entrata in materia, da parte dei servizi della migrazione del Canton Ticino, rispetto all’uso” dello strumento dei casi di rigore “a favore di migranti in difficoltà presenti” in Ticino. I sette granconsiglieri chiedono dunque quale sia il motivo “di tale cambiamento dal 2017”, della “discrepanza evidente nel confronto del numero di casi presentati e accolti in altri Cantoni con caratteristiche di popolazione e presenza di stranieri analoghe o addirittura significativamente inferiori al Ticino”, nonché il numero di “decisioni respinte dai servizi cantonali che sono state poi annullate in base a ricorsi presentati al Tram”, ma anche “la prassi abitualmente seguita di fronte a richieste di questo tipo”, “se l’Ufficio della migrazione sia dotato di precise direttive interne che disciplinano il settore o se la gestione sia affidata alle discrezione decisionale del funzionario incaricato” e infine “se non sia il caso di prevedere che sia il Consiglio di Stato e non un solo Dipartimento o un/a funzionario/a dell’Amministrazione cantonale, a decidere sul preavviso da dare alla richiesta su un caso di rigore”.

Duemila firme nel 2019
Per la vicenda di India si era mobilitata in prima persona Dania Tropea, un’ex docente di scuola media della ragazza, che assieme ad amiche ed ex compagne della ragazza aveva raccolto nel 2019 duemila firme a sostegno di India, poi consegnate alle autorità federali. Di fronte al “No” alla richiesta di asilo calato da Berna, è ancora Tropea che ha riacceso i riflettori sulla storia, invitando la popolazione a intercedere in favore di India, del fratello e della mamma presso il Cantone.

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