“Che India e la sua famiglia possano restare”
Una docente di Morbio Inferiore lancia un appello a favore della 19enne e dei suoi famigliari, sui quali incombe un rimpatrio forzato. Anche l’Mps chiede l’intervento del Governo: “Sia riconosciuto il caso di rigore”
Redazione
“Che India e la sua famiglia possano restare”
Immagine CdT

“Una nostra allieva è in pericolo”. È l’appello lanciato da una docente delle scuole medie di Morbio Inferiore, che si rivolge alle autorità cantonali affinché la 19enne India e la sua famiglia (la madre Munaja e suo fratello maggiore Nurhusien), non debbano lasciare la Svizzera.

Una vita in “stand-by”
La famiglia, originaria della fascia di confine tra Etiopia ed Eritrea, vive in Svizzera ormai da diversi anni, ma loro richiesta di asilo, presentata dieci anni fa, è stata rifiutata da varie istanze. Sulla famiglia incombe ora un rimpatrio forzato, ciò che ha spinto la docente ad appellarsi nuovamente alle autorità. “La famiglia ha vissuto tutto questo tempo qui in Ticino, fra Biasca, Cadro e Morbio Inferiore. E nonostante i traslochi forzati, si è integrata, perché si tratta di una famiglia straordinariamente resiliente e amabile”, scrive la docente. “India e i suoi familiari non possiedono documenti, di fatto sono apolidi, perché nessuna delle due nazioni li riconosce come loro cittadini. Per la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) invece sono etiopi e vanno rimpatriati, perché l’Etiopia è un paese sicuro” si legge ancora, nonostante l’ONU abbia lanciato recentemente l’allarme per l’escalation delle violenze nel paese africano. La docente non mette in dubbio leggi e procedure, ma rileva che “qualcosa si è inceppato” e il terzetto vive da anni in un limbo, una non-vita di attesa e incertezza: “senza un permesso non si può minimamente accedere alle possibilità di un’esistenza normale, che diamo tanto per scontate: le condizioni per studiare, lavorare, spostarsi liberamente, eccetera. Non si può accettare che una donna sola con i propri figli blocchi la sua vita in modalità stand-by”.

Chiesto l’intervento del Governo
Sul caso si è ora chinato anche l’MPS che in un’interpellanza al Governo chiede se sia a conoscenza della situazione e se non ritiene opportuno concedere il diritto di dimora alla famiglia. Per il movimento si tratta infatti di un caso che “mette ben in evidenza i limiti e le contraddizioni del sistema di accoglienza e della politica migratoria del nostro Cantone. Il Cantone ha ora comunque la possibilità di fare un passo concreto nei confronti di questa situazione accordando a India, a sua mamma e a suo fratello, il diritto di dimora per caso di rigore”. L’avvocata Immacolata Iglio Rezzonico, che rappresenta la famiglia, ha infatti nel frattempo inviato all’Ufficio della migrazione a Bellinzona un’ennesima istanza relativa al riconoscimento della vicenda come un caso di rigore, ha spiegato al Corriere del Ticino. Ma le condizioni per l’ottenimento sono molto restrittive e particolari.

Un appello da condividere
La docente invita chi condivide le sue preoccupazioni a sostenerla e scrivere all’Ufficio della migrazione a Bellinzona con oggetto “Appello per India e la sua famiglia”, scrivendo un testo all’indirizzo [email protected] “Con questo appello vorrei aderire alla richiesta che venga accordato a India, Nurhusien e Munaja un permesso di dimora per caso di rigore, permettendo finalmente a una famiglia integrata e che desidera restare, di cominciare a vivere libera dall’angoscia di un rimpatrio forzato”.

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