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Italia
Referendum sulla giustizia, Inzaghi: “Una riforma tecnica diventata scontro politico”
Redazione
21 ore fa
Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55, commenta l'esito del voto in Italia, sottolineando le differenze territoriali e invitando alla prudenza sulle conseguenze politiche.

Un voto tecnico su una riforma complessa della giustizia che la politica ha deciso di «scaricare sull'elettorato» e che si è trasformato in un vero confronto politico tra centrodestra e centrosinistra. È la lettura proposta da Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55, intervenuto nel Tg di Ticinonews per commentare l’esito del referendum italiano, caratterizzato da un’affluenza vicina al 60%.

Da materia tecnica a scontro politico

Secondo Inzaghi, la scelta di ricorrere al referendum su una materia così specialistica ha contribuito a politicizzare il dibattito. «C’era la possibilità di trovare un’ampia condivisione in Parlamento, ma questa non c’è stata e si è arrivati a un referendum su una materia che, a livello popolare era ben difficile da comprendere», osserva, sottolineando come un tema inizialmente tecnico sia diventato terreno di scontro tra le principali forze politiche.

Una sconfitta per il Governo Meloni?

Dallo scrutinio in corso emerge una prevalenza del «no» attorno al 54%, un risultato che impone una riflessione anche per il governo guidato da Giorgia Meloni. «Era una delle riforme più sentite dall’esecutivo e portata avanti da uno dei suoi ministri di riferimento, il ministro della Giustizia Carlo Nordio», spiega Inzaghi, pur invitando alla prudenza nel parlare di una crisi nel rapporto tra la premier e l’elettorato. Il voto presenta inoltre forti differenze territoriali, osserva il direttore di rete 55. Se a livello nazionale il «no» sembra prevalere con un margine significativo, in alcune regioni — come la Lombardia — il «sì» risulta invece nettamente in vantaggio. Una dinamica che, secondo Inzaghi, merita attenzione.

Una riforma delicata e affrettata

Tra i fattori che possono aver influenzato l’esito, il direttore di Rete 55 cita sia la percezione di una riforma «delicata quanto affrettata», sia l’efficacia comunicativa dei sostenitori del «no», capaci di diffondere il timore che la modifica potesse incidere sulla separazione dei poteri e sull’autonomia della magistratura.

Le conseguenze politiche

Quanto alle possibili conseguenze politiche, Inzaghi ritiene prematuro ipotizzare scossoni immediati alla maggioranza di governo. «È vero che il cosiddetto «campo largo» tra centrosinistra, PD e Movimento 5 Stelle esce rafforzato, ma chi conosce la politica sa bene quanto siano profonde le divisioni interne a quella potenziale coalizione. Forse è presto anche per loro per mettersi in corsa. Va poi considerato che all’orizzonte ci sono scadenze elettorali importanti in territori come il nostro. Città come Varese, ma anche Busto Arsizio e Gallarate, andranno al voto l’anno prossimo e sono realtà in cui il laboratorio delle coalizioni ha sempre contato molto. Guardando a questi contesti, è significativo che proprio in queste tre città, che complessivamente contano circa 250 mila abitanti, abbia prevalso il «sì»».