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Referendum, l'Italia boccia la riforma sulla Giustizia
© KEYSTONE (Valentina Stefanelli/LaPresse via AP)
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Ats
4 ore fa
Giorgia Meloni: «Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti»

In Italia, una valanga di NO, il 54 per cento, boccia la riforma della giustizia del governo Meloni. La Costituzione non verrà cambiata, anche se il 46 vota SI' al referendum e il Paese di nuovo si spacca.

Tornano alle urne i giovani e l'affluenza sfiora il 59 per cento. Ma è subito chiaro che la contesa è squisitamente politica.

La vittoria del No - prima sconfitta alle urne per la premier Giorgia Meloni - priva la premier della sua aura di invincibilità e resta sullo sfondo il cuore tecnico della riforma: separazione delle carriere tra Pubblici ministeri (Pm) e giudici, due Consiglio superiori della magistratura (Csm) e un'Alta Corte per giudicare i magistrati. Il campo largo coglie al balzo la vittoria e si ricompatta lanciando le primarie.

Giorgia Meloni si è spesa con tutta se stessa. E oggi che la sconfitta le scopre un tallone d'Achille conferma quello che ha detto fin da subito: «non me ne vado se perdo il referendum». Come fece Matteo Renzi nel 2016. A un anno dalla fine della legislatura la premier si rammarica di una «occasione persa», ma non arretra.

«La sovranità popolare si rispetta», si inchina con amarezza al verdetto. Come fanno anche i suoi vicepremier Antonio Tajani, leader di Forza Italia («Ma basta toni da guerra civile») e Matteo Salvini, leader della Lega, tiepido nel sostenere una riforma pretesa soprattutto da Forza Italia e oggi anche fisicamente lontano (in missione in Ungheria a sostenere Orban).

Ora si andrà avanti - certo con un altro spirito - senza abbandonare la giustizia, con il premierato e la legge elettorale, come dice il leader di Noi Moderati (Nm) Maurizio Lupi.

La premier dovrà occuparsi anche degli equilibri nella sua coalizione. Bocciata l'unica riforma costituzionale del governo («Ne prendo atto», dice il Guardasigilli Carlo Nordio) si pone un'ipoteca anche sul destino di esponenti del sottogoverno. Come il capo di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi, che ha incendiato lo scontro politico dicendo «con la vittoria del sì ci togliamo di mezzo i magistrati».

O come il sottosegretario Andrea Delmastro, protagonista di uno spinoso caso di cronaca alla vigilia del voto. Scontri e veleni sono arrivati fin dentro ai seggi, in una consultazione arrivata nel bel mezzo del conflitto Usa/Israele e Iran. E di una crisi energetica che ha fatto impennare i prezzi di bollette e carburante.

Il campo largo di centrosinistra recepisce immediatamente il secondo mandato politico celato in questo voto, oltre a quello primario che i leader di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni riassumono così: «gli italiani hanno respinto l'attacco alla Costituzione».

Prima il leader di Italia dei valori (Iv) Matteo Renzi e immediatamente dopo quelli di M5S Giuseppe Conte e del Pd Elly Schlein lanciano le primarie per la leadership che ancora non c'è di un centrosinistra rimasto unito e premiato dal voto. «La riforma era dannosa e sbagliata. Ora la Meloni e il governo devono riflettere, ascoltare il Paese e le vere priorità. C'è già una maggioranza alternativa al governo. ..», incalza la Schlein. «Interpreteremo questa nuova primavera del Paese. È un avviso di sfratto alla premier», si impegna Conte aprendo alle primarie.

I magistrati a Napoli brindano e cantano 'Bella Ciao' mentre il leader del sindacato Cgil Maurizio Landini chiama la piazza a Roma. Intorno alla fontana del Tritone il campo largo, con Schlein e Conte, esplode di gioia. Urlano lo slogan 'Viva l'Italia che resiste' senza però chiedere le dimissioni di Meloni.

Fatta eccezione per Renzi, che invece punge la premier: «io mi sono dimesso, la parola del popolo si ascolta, ora abbia coraggio si dimetta lei, non faccia Don Abbondio». Di certo il campo largo non mollerà la presa sulla prima vera sconfitta politica del governo. «Da oggi a Palazzo Chigi c'è un'anatra zoppa», chiosa il senatore dem Filippo Sensi. E ad un anno dalle elezioni politiche, di fatto ha inizio la campagna elettorale.