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Vandalismi in chiesa
"Questa violenza materiale è il risultato di una violenza interiore"
Chi ha assistito ai vandalismi nella chiesa di San Carlo a Lugano è ancora scosso. Il vescovo de Raemy assicura la sua preghiera per l'autore del gesto.

Non è facile trovare delle parole di fronte agli episodi di vandalismo che questa mattina hanno interessato la chiesa di San Carlo Borromeo, nella centralissima via Nassa di Lugano. Anche l'amministratore apostolico della Diocesi, Alain de Raemy, è visibilmente sconcertato quando lo incontriamo nel pomeriggio, all'interno della chiesa. Il nuovo capo della Diocesi ha voluto vedere di persona, con una breve visita, i danni subìti dalla chiesa, oltre a cercare di capirne i motivi. "Provo un sentimento di compassione per una persona che compie un atto di tale violenza. È però sicuramente nella nostra preghiera", ci assicura. "Quelle che vediamo sono le conseguenze materiali di una violenza interiore".

"Urlava in una lingua che non capivo"

Da come ci viene descritta, la scena che si è vissuta questa mattina è stata "impressionante. Non ho ancora metabolizzato la cosa", ci confessa Mauro Martini, sagrestano della chiesa. I danni all'interno dell'edificio di culto sono numerosi e ben visibili, con statue danneggiate (in un caso persino decapitate), sedie e vasi divelti, portacandele votivi rovesciati e distrutti, statue danneggiate. L'autore del gesto, stando a nostre verifiche, è un nordafricano giunto in Ticino dalla Svizzera tedesca e affetto da problemi psichici. Quando l'uomo è entrato in chiesa e ha iniziato a vandalizzarla erano presenti la moglie di Martini e un fedele. "In quel momento stavo parcheggiando l'auto", spiega il sagrestano. "Quando sono arrivato dopo qualche minuto, l'uomo urlava in una lingua che non capivo. Lo abbiamo chiuso, da solo, all'interno della chiesa. Avevamo infatti paura che potesse aggredire qualcuno: era assolutamente fuori di sé e non ragionava minimamente".

Sguardo al futuro

La chiesa di San Carlo in via Nassa risale al 1640. A porre la prima pietra fu la Confraternita di San Carlo Borromeo, ancor più antica con la sua fondazione nel 1618. Per quasi 400 anni, la chiesa è stata ininterrottamente di proprietà della Confraternita, attraversando i tumulti della storia. "Noi crediamo in ciò che facciamo", dichiara sicuro Martini, che oltre a essere sagrestano è pure vicepriore della Confraternita. "Teniamo molto a questa chiesa, che è un luogo di preghiera importante e faremo di tutto per farla tornare a come era prima". 

Scatta l'interrogazione

In serata sono giunte le prime reazioni politiche. La Lega dei ticinesi ha inoltrato un’interrogazione al Municipio cittadino in cui viene fatto notare come nonostante l’uomo avesse problemi psichiatrici, questo fosse "in viaggio da solo su un treno diretto a Lucerna”. Fra le domande poste, i consiglieri comunali leghisti vogliono sapere per quale motivo l’uomo fosse su un treno in direzione di Lucerna, non accompagnato e da quanto tempo fosse in Ticino. Inoltre, chiedono "perché un cittadino tunisino (Paese non in guerra)" fosse "accolto in Svizzera come asilante?"

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