
“Quei soldi non ci sono più, sono stati brasati”, così il procuratore pubblico Andrea Gianini ribatte a tutte le tesi del 44enne italiano accusato di truffa per oltre 24 milioni di franchi. Gioielli, vita lussuosa, gran premi automobilistici e tutto ciò che rappresenta il lusso. Così, secondo l’accusa, sono stati spesi i soldi. Per anni, secondo Gianini, l’uomo ha convinto i suoi clienti a versare numerosi soldi nelle sue società, senza però mai investire. E, usando i fondi di alcuni clienti per rimborsarne altri, a volte ha anche restituito qualcosa, ma, secondo l’accusa, solo per ingolosirli di più. Ad attrarre le vittime anche il nome conosciuto della famiglia dell’imputato, di buona famiglia e di buoni studi. In altri termini, ha spiegato l'accusa, "la persona che di certo non si crede abbia bisogno di truffare per vivere". Il procuratore pubblico Gianini ha chiesto alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, di comminare una condanna a 7 anni e mezzo per i reati di truffa ripetuta aggravata e riciclaggio di denaro.
“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”
“Ho già risposto a 100 ore di interrogatorio, mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. È iniziato così l’interrogatorio dell'imputato, difeso dall’avvocato Costantino Castelli. L’uomo, ha poi però risposto ad alcune, se non molte, domande della corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta. Lo ha tuttavia fatto con poca chiarezza, affermando in sintesi di non aver truffato nessuno. A suo dire, i soldi sono scomparsi per qualche suo sbaglio: “Ho sottovalutato alcune dinamiche internazionali e sopravvalutato qualche mia capacità valutativa”.
"Non ritengo di aver commesso reati"
Inoltre, secondo il 44enne, vi sarebbero dei rischi impliciti nell’investire in start up asiatiche. Imprese di cui era azionista, per le quali afferma di aver lavorato solo come consulente, mentre a controllarle erano persone di Singapore. “Non volevo infinocchiare nessuno, non ritengo di aver commesso reati”, ha aggiunto. Questo e poco altro è emerso dall’interrogatorio del 44enne italiano, che ha però spiegato le strategie di investimento che suggeriva con quello che ha definito un “team di consulenza”. In pratica proponeva investimenti “con una selezione top down per le classi di investimento e aree geografiche e bottom up per quanto riguarda azioni, obbligazioni o materia prima che sembravano più promettenti”. Insomma, il sedicente esperto finanziario italiano, già condannato in Italia per aver operato senza autorizzazione, continua a sostenere che gli investimenti nella sua società fossero genuini.
Non c'è traccia dei 24 milioni scomparsi
A precisa domanda, l’uomo afferma inoltre che se fosse libero di muoversi (attualmente è in carcere in Ticino dove lavora in stamperia) sarebbe forse in grado di rimborsare i suoi investitori, a meno che il capitale non sia andato perso durante la sua carcerazione. Questo perché dei 24 milioni di franchi scomparsi non v’è più traccia. A nome dell’uomo, il Ministero pubblico è infatti riuscito solo a sequestrare un conto corrente postale con circa 2’500 franchi.

