
Le decisioni prese ieri dal Gran Consiglio, che ha approvato il preventivo 2024 (con un deficit dello Stato di -130,8 milioni) e detto “sì” all'acquisto dello stabile EFG dove sorgerà la cittadella della giustizia (su cui comunque il popolo avrà l’ultima parola), sono state al centro degli editoriali comparsi questa mattina sui due quotidiani ticinesi.
Righinetti: “Un pessimo preventivo”
Il sì con “colpevole ritardo” da parte del Gran Consiglio ai conti cantonali per effetto della tenuta del cosiddetto "accordo" tra PLR, Centro e Lega, ha partorito "un pessimo Preventivo 2024”, scrive il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti. L’Esecutivo, nella sua “imperfezione, illusione e in parte peccando d’ingenuità, aveva creduto che restando sostanzialmente immobile sul finire della passata legislatura, avrebbe risolto tutto con la bacchetta magica nel primo anno del quadriennio iniziato nell’aprile di un anno fa”. Il Consiglio di Stato “ha agito in maniera contabile senza considerare le necessità e gli umori emersi in maniera evidente dai movimenti di piazza”.
“35,1 milioni di profondità in più”
Righinetti non risparmia critiche neppure al Parlamento, colpevole di “non aver fatto i compiti, agendo con la spugna, senza prendere in mano il gesso per assumersi fattivamente le sue responsabilità”. Così, il disavanzo che era pari a -95,7 milioni di franchi secondo la rotta governativa, “è sprofondato a -130,8 milioni, sfiorando di poco la soglia del freno ai disavanzi che avrebbe portato all’automatismo dell’aumento delle imposte”. Il voto di ieri “suona già come una condanna per il domani, che non è lontano: si tratta dell’anno prossimo”. L’esercizio per il 2025 partirà non con l’acqua alla gola, “ma a 35,1 milioni di profondità in più del previsto”.
Manna: “Stabile Efg, la partita inizia adesso”
Nel suo commento, il vicedirettore de laRegione Andrea Manna si è invece focalizzato sullo stabile Efg, per il quale “la vera partita comincia adesso, in vista della chiamata alle urne dei cittadini”. I sostenitori dell’acquisto dell’edificio dovranno avere “solidi argomenti per convincere i cittadini della bontà della spesa/investimento, dell’utilità di quei 76 milioni". Dovranno "spiegare e ribadire che non esistono piani B e riuscire a fugare i legittimi dubbi sull’opportunità della prevista presenza sotto lo stesso tetto del Tribunale penale cantonale e della Corte d’appello".
"Inconcepibile che non sia stata trovata una sistemazione idonea"
Per Manna appare comunque “inconcepibile" che in tutti questi anni, "anche quando le finanze pubbliche non andavano male, lo Stato e la politica non siano stati in grado di assicurare una sistemazione idonea". Allo stesso modo, appare "inconcepibile che lo Stato e la politica ancora non attribuiscano, e anche questo sarebbe un investimento, rinforzi (magistrati) a quelle autorità giudiziarie oggi in affanno per l’elevata quantità di incarti da smaltire e per nuovi compiti da eseguire derivanti da modifiche legislative". Governo e Gran Consiglio "dovrebbero forse riattivare la riforma ‘Giustizia 2018’. Stavolta però con obiettivi chiari. E da realizzare”.

