
Il Consiglio di Stato non ha perso tempo e già lo scorso luglio ha predisposto un’organizzazione cantonale ad hoc al fine di monitorare la situazione energetica ed elaborare possibili scenari. Il governo ticinese potrà anche avvalersi di uno Stato maggiore cantonale di condotta per il coordinamento della crisi e il supporto delle strutture e dei servizi attivi su tutto il territorio.
“Non servono isterismi”
“Direi che non dobbiamo fare isterismi su questa crisi perché fintanto che non arriveremo in prossimità della situazione la preoccupazione resterà, ma non deve diventare una vera paura”, ha spiegato ai microfoni di Ticinonews il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. “È importante essere pronti ed è per questo che già prima dell’estate abbiamo istituito i vari gruppi che si sono occupati di analizzare la situazione dal punto di vista dell’approvvigionamento e delle misure di accompagnamento. Reale è la preoccupazione inerente all’aumento dei costi e al loro impatto sulle economie domestiche e sulle industrie”, ha detto il consigliere di Stato.
Il ruolo che potrebbe avere il Canton Ticino
“Le decisioni spetteranno soprattutto alla Confederazione, ma dovremo capire se esistono margini di intervento da parte del Cantone a sostegno di uno o dell’altro settore”, ha affermato Gobbi. Il motivo del ruolo centrale che giocherebbe il Consiglio federale lo ha spiegato Ryan Pedevilla, Capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. “Le indicazioni verrebbero date a livello federale perché non si possono avere soluzioni a macchia di leopardo. A noi starebbe il compito di controllare quelle che sono le misure che la Confederazione vuole applicare e fare in modo che vengano eseguite”.
Il compito dello Stato maggiore cantonale di condotta
“Il Consiglio di Stato ci ha assegnato il compito di creare un gruppo che fosse capace di eseguire un’attività di monitoraggio e di capire quali persone contattare, quali sono gli organi competenti e i rappresentati delle strutture sociali e economiche”, ha raccontato Pedevilla. “Insieme al comandante della Polizia cantonale e tutti gli esperti abbiamo fatto una valutazione di base di quelle che sono le persone che siederanno inizialmente al tavolo inizialmente e poi, in base al bisogno, l’organigramma cambierà. Possiamo pensare a chi gioca un ruolo centrale in questo ambito e andrà contatto regolarmente per coordinare tutte le attività”.
L’autonomia di scelta del Canton Ticino
“Possiamo prendere d’esempio quanto successo durante la pandemia di coronavirus”, ha spiegato il Capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. “Il Ticino era stato toccato in maniera importante ad inizio 2020 e si è mosso in autonomia. Nel caso di un’interruzione di energia elettrica verranno adottate delle misure immediate per garantire i servizi di base della società. Quando la Confederazione riuscirà a riprendere il controllo della situazione arriverà lo Stato maggiore federale di condotta e sarà lui a dare tutte le indicazioni. Sarebbe sbagliato pensare di agire in autonomia perché l’elettricità e tutti i mezzi messi a disposizione per l’approvvigionamento economico del Paese devono essere garantiti a livello federale e non cantonale.”
“Ognuno deve pensare a cosa rinunciare”
“Tutti dovranno fare il proprio ragionamento e pensare, se sarà necessario, a cosa rinunciare e come contribuire per la sostenibilità del sistema”, ha terminato Gobbi.

