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Lugano
Porta Nord, i Verdi liberali interrogano il Governo: «Un progetto viziato all’origine?»
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
un giorno fa
Dopo la sentenza del Tribunale federale, Beretta Piccoli e Mobiglia parlano di progetto “viziato all’origine” e chiedono chiarezza su errori, tempi e costi.

Dopo la sentenza del Tribunale federale sulla cosiddetta Porta Nord di Lugano, i Verdi liberali passano all’offensiva politica. Con un’interrogazione depositata in Gran Consiglio, Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia chiedono al Consiglio di Stato di fare piena chiarezza su un progetto che definiscono «viziato all’origine», denunciando gravi errori procedurali e il rischio concreto di uno spreco di risorse pubbliche. Al centro dell’atto parlamentare vi è la decisione del 30 ottobre 2025, con cui il Tribunale federale ha parzialmente accolto il ricorso dell’Associazione traffico e ambiente (ATA), rinviando l’incarto al Tribunale cantonale amministrativo. Nella sentenza, ricordano i due deputati, l’Alta Corte ha formulato «critiche nette e circostanziate» all’operato del Cantone e del TRAM, rilevando in particolare la mancata ponderazione concreta degli interessi necessaria per concedere una deroga al divieto di copertura dei corsi d’acqua e l’assenza del parere dell’Ufficio federale dell’ambiente sul Rapporto d’impatto ambientale, nonostante una variante progettuale sostanziale.

Maxi-rotonda del Cassarate

Sotto la lente finisce soprattutto la maxi-rotonda prevista sopra il Cassarate, che secondo i giudici federali costituisce di fatto «una copertura di un corso d’acqua, in linea di principio vietata dalla legge», mentre la funzione di attraversamento sarebbe «secondaria e marginale». Carenze che, a giudizio dei Verdi liberali, non sono semplici vizi formali, ma «un errore procedurale di origine» destinato ad aprire la strada a nuovi ricorsi, ulteriori ritardi e maggiori costi per la collettività. L’interrogazione richiama anche il legame diretto tra Porta Nord e il Polo sportivo e degli eventi di Cornaredo, che rischia di entrare in funzione senza infrastrutture viarie adeguate. A ciò si aggiunge l’incognita finanziaria: il credito di 84 milioni approvato nel 2016 «risale a quasi dieci anni fa» e potrebbe non essere più sufficiente, con la prospettiva di un nuovo passaggio parlamentare sottoposto a referendum obbligatorio.

L'interrogazione

Alla luce di quanto sopra, si chiede al Consiglio di Stato:
- Come spiega il Governo le gravi lacune procedurali censurate dal Tribunale federale, in particolare la mancata consultazione dell’UFAM e l’assenza di una reale ponderazione degli interessi?
- Il Consiglio di Stato ritiene ancora difendibile la soluzione della maxi-rotonda sul Cassarate, nonostante la sua qualificazione quale copertura vietata di un corso d’acqua e il ruolo marginale dell’attraversamento?
- Quale scenario intende perseguire il Governo: una semplice correzione formale del progetto o una sua revisione sostanziale, fino a ripartire da zero?
- Quali tempi realistici prevede il Consiglio di Stato per giungere a una decisione definitiva, evitando un ulteriore stallo pluriennale?
- Il Governo ha già valutato alternative progettuali meno impattanti e giuridicamente più solide?
- Il Consiglio di Stato conferma che il credito votato nel 2016 è ancora sufficiente? In caso contrario, quando e con quali importi intende tornare davanti al Gran Consiglio?
- Alla luce della sentenza, il Governo ritiene adeguata la governance complessiva del progetto Porta Nord o intende rivederne profondamente impostazione e responsabilità?