
«Incazzate nere. Questa è la sensazione. E prese in giro». E ancora: « C'è amarezza, perché ci abbiamo creduto e ci abbiamo sperato fino all'ultimo. E da parte loro non c'è stata tutta questa chiarezza e quindi ci siamo rimasti veramente male». Qualcun altro prova «delusione perché, oltre al danno anche la beffa: rischiamo di non prendere nemmeno i soldi». Alla Bally di Caslano le sensazioni oggi erano negative. Le voci? Quelle delle operaie della ditta: 27 di loro erano già state licenziate a maggio. Licenziamenti che in teoria dovrebbero essere accompagnati da un piano sociale. Adesso, però, 20 milioni di debito a bilancio potrebbero cambiare le carte in tavola. Ad allungarsi sono le ombre di un fallimento, motivo per cui Ocst ha indetto una mobilitazione.
La preoccupazione per piano sociale ed amministrativo
«Questa mattina abbiamo appreso la notizia del fatto che la Bally sta vivendo una moratoria concordataria. Un giudice nominerà un ispettore che verificherà se la situazione debitoria dell'azienda è recuperabile oppure no: potrebbe succedere che nei prossimi mesi la Bally fallisca», ci dice il sindacalista di Ocst Luca Robertini. La preoccupazione del sindacato sta nel fatto «che noi abbiamo firmato un piano sociale un mese fa che prevedeva l'uscita dei 27 operai con tre mensilità di buonuscita». Una situazione di fallimento «rischierebbe di far perdere quanto definito dal piano». Preoccupa anche la posizione del centinaio di collaboratori del settore amministrativo: «Ci sono altre 100 persone, 100 famiglie, giovani mamme, giovani papà che rischiano di perdere il lavoro, magari addirittura senza il rispetto del preavviso contrattuale. Alcuni di loro erano già stati licenziati e avevano concordato un'uscita che rischiano di perdere», prosegue Robertini.
Una lettera alla direzione, il ruolo della politica
I contatti tra proprietà e sindacati, definiti «cordiali fino a settimana scorsa», proseguono. Ocst fa sapere di aver scritto una lettera alla direzione, per chiedere trasparenza sulle finanze interne e garanzie sul rispetto del piano sociale. Il sindacato denuncia anche movimenti poco chiari da parte della proprietà, come la registrazione al registro di commercio del canton Zugo, e un tentativo di vendita del marchio negli Stati Uniti. Proprio da qui proviene il fondo che ha rilevato Bally nel 2024. Da quel momento, si ricorda, la ditta che impiegava circa 250 impiegati ha visto i suoi effettivi ridursi progressivamente. Una situazione che deve essere anche un monito per la politica, secondo Ocst. «Fallire con venti milioni di debito vuol dire fallire lasciando dei creditori sul territorio per una enorme quantità di soldi. Tra questi creditori ci sono tanti fornitori, tante realtà, c'è anche il Cantone. Questo è un danno enorme che la politica non avrebbe dovuto permettere», spiega Robertini. Un tema per il futuro, come gli sviluppi della moratoria, per cui si dovrà aspettare fino a quattro mesi. Malgrado i nostri tentativi, non è stato possibile entrare in contatto con Bally.

