
"Qual è la situazione attuale nel nostro Cantone circa la diffusione della peste suina?". E ancora: "Qualora a causa di questa malattia dovessero morire molti maiali, è previsto un risarcimento in favore degli allevatori?". Sono due delle sette domande contenute nell'interrogazione che Massimiliano Ay (Partito Comunista), primo firmatario, ha inoltrato al Consiglio di Stato. Il testo, firmato anche da Roberta Soldati (Udc), Sabrina Gendotti (Il Centro) e Aron Piezzi (Plr), vuole chiedere lumi al governo sul tema delle misure di contenimento di questa malattia. "Negli scorsi giorni", viene scritto, "sui media è emerso il problema della peste suina africana, una malattia arrivata in Italia e che, verosimilmente, si diffonderà anche in Ticino. Da quanto ci è dato sapere si tratta di una malattia innocua per l’uomo ma devastante per i suini, che muoiono qualche ora dopo essere stati contagiati. È ovviamente positivo l’impegno delle autorità di tutelare gli allevatori di maiali ed evitare così la scomparsa dei cinghiali, a nostro avviso occorre tuttavia interrogarci sulla strategia cantonale per contenere tale malattia".
Le domande
Sette le domande poste al Consiglio di Stato. Oltre alle due sopracitate, i deputati chiedono al Governo "quale strategia comunicativa e di informazione è prevista sia a favore dei cittadini che si recano nel bosco, sia a favore di allevatori, cacciatori, e addetti ai lavori del settore primario"; ma anche se "una chiusura totale del bosco per diverse mesi - rinunciando di fatto sia a interventi di risanamento, sia alla caccia e alla pesca o ad altre attività di svago- sia una misura proporzionata al rischio reale". Viene anche chiesto "se i rischi sono considerati gravi, sono previste misure per limitare l’importazione di salumi dalla zone a rischio della vicina Italia", se "è stata ponderata l'evenienza in cui le misure di prevenzione della pesta suina potessero bloccare (o rendere estremamente complicata) l'attività venatoria in Ticino" e "qual è il costo delle misure previste".

