
Sono solo 65 i chilometri che separano il confine svizzero di Chiasso dalla Peste suina africana (PSA). La domanda non è dunque più se arriverà in Ticino, ma quando: “La malattia si diffonde con una velocità tra 1-5 km al mese, però in Italia stiamo cercando di contenerla, quindi non credo che arriverà qui entro un anno”, dichiara a Ticinonews il veterinario-epidemiologo Vittorio Guberti, uno dei massimi esperti di PSA in Europa
La situazione in Svizzera è da bollino rosso
L’interesse pubblico era ben evidente dalla folta partecipazione alla Conferenza organizzata dal Cantone che si è svolta ieri, lunedì, sera a Bellinzona per fare il punto sulla diffusione. In Svizzera la situazione è considerata da bollino rosso. Nonostante il nome possa spaventare, la PSA non è infettiva per l’uomo e nemmeno per gli animali da compagnia, ma colpisce esclusivamente i suini, che quando si ammalano muoiono nel giro di 48 ore. “Praticamente muoiono tutti o quasi, ed è anche un virus che crea una malattia molto importante con molta sofferenza da parte degli animali. Gli animali che contraggono il virus stanno veramente molto male prima di morire”, ci spiega Guberti.
In Ticino un piano d'azione preventivo
In Ticino è già pronto un piano d’azione: gli sforzi per il momento si concentrano sulle misure preventive, che possiamo mettere in pratica tutti noi. Come ad esempio non gettare scarti da cucina con alimenti di origine animale all’aperto. Determinante per la lotta sarà trovare il paziente zero, ovvero il primo caso positivo. Di qui l’appello a segnalare la presenza di cinghiali morti nel bosco. Ma perché il Cantone tiene così alta l’allerta? Lo chiarisce a Ticinonews il veterinario cantonale Luca Bacciarini: “Di per sé impatterà tutti, in primis gli allevatori di suini, che dovranno prendere delle misure di biosicurezza per fare in modo che la malattia non entri nel loro effettivo. Chi non potrà prendere queste misure probabilmente macellerà gli animali e poi farà una pausa di un anno o due e se la malattia arriverà non si terranno suini. D’altra parte abbiamo i cacciatori che in quelle aree non potranno cacciare, ma questo vorrà dire che non si potrà cacciare nemmeno l’altra selvaggina. Quindi avremo anche per esempio un aumento del numero di cervi”.
Anche le attività di svago saranno toccate
Ma i divieti andranno a colpire anche le attività di svago: “Logicamente - prosegue Bacciarini - tutte queste attività vengono cessate, quindi non si può più entrare [nei boschi], al massimo, se sono poi aree estese, si dovrà restare sulle strade principali. Quindi io potrò andare a passeggio, portando anche il cane, ma restando e tenendolo sulla strada asfaltata. Non potrò più entrare nel bosco perché il potenziale di entrarci e di calpestare del terreno che è fortemente contaminato col virus significa che ce l’ho sulle scarpe e sui vestiti e me lo porto in altri posti, anche magari vicino a degli allevamenti di suini”.
Il virus è estremamente resistente
Il virus infatti può restare attaccato per esempio anche alla suola delle nostre scarpe, o al pelo del nostro cane, e purtroppo è estremamente resistente: “È un virus che ha un’altissima resistenza ambientale, in particolare alle basse temperature. Un cinghiale è morto adesso in gennaio con queste temperature. Le temperature mantengono il virus vivo fino alla prossima primavera. Quindi il virus resiste moltissimo tempo nell’ambiente ed è uno dei motivi per cui noi facciamo veramente tanta fatica a mantenere sotto controllo l’infezione”, conclude Guberti.

