
Niente test a tappeto nelle scuole ticinesi. A confermare la strategia cantonale è stato il Direttore del Decs Manuele Bertoli venerdì in conferenza stampa. La decisione – non sorprende – non va giù all’Mps che inoltra un’interpellanza al Consiglio di Stato.
“Più volte abbiamo sottolineato come se la scuola rimane aperta è soprattutto grazie all’impegno di docenti e direzioni che, con grande senso di responsabilità, continuano a lavorare in condizioni non sempre ottimali. Il rischio di contagio è evidente, le quarantene di classe o di singoli allievi generano inevitabilmente un aumento del carico di lavoro, le incertezze che vivono famiglie e ragazzi in questo contesto di crisi si riversano anche nella scuola che sempre più deve farsi carico di compiti nuovi e impegnativi”, sottolinea l’Mps.
Secondo la strategia del governo dovrebbero essere sottoposti a test a tappeto quei luoghi di lavoro dove ci sono molte persone, dove la mobilità è elevata e dove, anche a causa del tipo di professione che si svolge, è difficile mantenere le distanze. “Difficile capire allora come mai le scuole non rientrino in questa definizione: sono un luogo dove ci sono molte persone, persone che generalmente hanno una mobilità elevata e nelle quali non sempre le distanze possono essere garantite (sia tra ragazzi che tra ragazzi e docente, pensiamo per esempio alla scuola dell’infanzia o alla scuola elementare ma non solo). Tante è vero che in molti cantoni sono stati introdotti test di massa (anche con metodi poco invasivi come i test salivari di classe) e questo è anche l’orientamento seguito a livello internazionale”, tuona il Movimento. “Non si capisce poi perché le scuole “normali” non vengono sottoposte a test a tappeto, mentre questo avviene per le scuole con convitto. Come se nelle scuole senza convitto gli allievi non pranzassero insieme, non utilizzassero i servizi igienici o non si frequentassero in spazi nei quali non sempre le distanze sono o possono essere garantite”, aggiunge.
Domande al Consiglio di Stato
1. Non ritiene che le scuole rientrino nella categoria di quei luoghi per i quali è prevista l’introduzione di test di massa (cioè luoghi con molte persone, con alta mobilità e dove non sempre le distanze possono essere mantenute)?
2. Se sì, come mai non si è deciso di introdurre anche nelle scuole test a tappeto?
3. La strategia di test nelle aziende sembra essere stata concertata con le Associazioni di categoria (anche se queste hanno già espresso una certa insoddisfazione per le soluzioni approvate dal governo); per quale ragione la stessa cosa non è stata concertata con gli organismi scolastici (direttori delle scuole, collegi dei docenti, organizzazioni magistrali, etc.)?
4. In presenza di casi positivi in una classe, gli insegnanti della classe vengono sottoposti a tampone? Se no, come mai?
5. Sta valutando di promuovere un sondaggio nelle scuole per analizzare le condizioni di insegnamento e di salute del corpo docente alla fine di questo anno scolastico?
6. Che riflessioni si stanno facendo in merito alla riapertura delle scuole a settembre?
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