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Ambiente
Per il momento la peste suina è a Sud dell'A4, ma il Ticino si prepara
© CdT/Chiara Zocchetti
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Redazione
2 anni fa
In Ticino, dichiara il veterinario cantonale, si stanno già eliminando le carcasse dei cinghiali in maniera preventiva.

Ieri si è riunito in videochiamata il gruppo di lavoro della Regio Insubrica dedicato alla peste suina africana. La malattia, non pericolosa per l'uomo, colpisce maiali domestici e cinghiali ed è attualmente presente in alcune zone dell'Italia nord-occidentale. Gli esperti ritengono che il virus arriverà anche in Ticino. Per il momento, tuttavia, come riportato in un comunicato stampa della Regio Insubrica, "i focolai sui cinghiali restano confinati a sud dell’autostrada A4" Milano-Torino. "I colleghi italiani stanno lavorando bene", stima il veterinario cantonale Luca Bacciarini, intervenuto a Ticinonews per fare il punto della situazione. "Per quanto riguarda i cinghiali, riescono a gestire la situazione, tramite una forte riduzione della loro popolazione ed eliminando le carcasse, potenziali fonti di contagio, nelle zone dove la malattia è presente".

Monitoraggio già attivo

L'intervento italiano per contenere la diffusione della peste suina africana è possente. Tra le misure prese, anche un rafforzamento della barriera costituita dall'autostrada A4 "all'altezza del parco del fiume Ticino. Gli animali non possono passare oltre e quindi raggiungere il confine". Questo tuttavia, prima o poi, dovrebbe accadere. "Da anni ci stiamo preparando per fare in modo che quando la malattia arriverà, potremo iniziare a combatterla immediatamente", dichiara Bacciarini. "Già ora, comunque, monitoriamo i nostri boschi, alla ricerca di carcasse di cinghiali".

Boschi off-limits

Il virus della peste suina africana è molto resistente e potrebbe mettere a dura prova gli allevamenti di suini. Tra le misure che sarebbero prese all'arrivo della malattia in Ticino c'è anche il divieto di accesso ai boschi. "Va specificato che questo sarà limitato alle zone del cantone dove sarà presente la malattia", precisa il veterinario cantonale. "Se la peste suina arriverà per continuità territoriale, la regione toccata sarà inizialmente il Mendrisiotto". Il divieto si applicherebbe quindi in prima battuta al distretto più meridionale del Ticino. Percorrere a piedi i sentieri principali sarebbe comunque consentito, "ma non si potranno lasciare per addentrarsi nel bosco. In autunno questo potrà essere un problema per fungiatt e per chi raccoglie le castagne". Chi deve entrare nei boschi per motivi professionali, come i lavoratori delle aziende forestali, potrà farlo "dopo avere seguito una formazione sulla biosicurezza. L'obiettivo sarà evitare di diffondere ulteriormente il virus, portandolo in giro". Negli scorsi giorni, l'Ufficio caccia e pesca aveva spiegato a Ticinonews di temere un salto della malattia di diversi chilometri, con il suo conseguente arrivo in Ticino, tramite i fungiatt provenienti da oltreconfine.

Le raccomandazioni

Per la propagazione della malattia, infatti, il ruolo dell'uomo è cruciale. Rispettare alcune raccomandazioni può fare la differenza: non foraggiare animali selvatici, non abbandonare resti di cibo nell'ambiente, smaltire i resti di cibo in modo che siano inaccessibili ai cinghiali e non portare prodotti a base di carne suina al ritorno da una regione colpita. Addio quindi ai salametti acquistati in Italia? "I prodotti della grande distribuzione sono controllati, così come quelli esportati da noi", risponde Bacciarini. La raccomandazione si applica "alle piccole aziende che fabbricano prodotti regionali tipici, che in linea di massima non vengono però esportati". Attenzione, quindi. "Se qualcuno sul nostro territorio rinviene una carcassa di cinghiale o vede uno di questi animali comportarsi in modo strano, lo segnali", conclude il veterinario cantonale. "È possibile farlo al 117 o al nostro Ufficio".