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Caccia
Diffusione della peste suina possibile tramite i "fungiatt"
© Shutterstock
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Redazione
2 anni fa
La stagione di caccia alta si è chiusa, ma è previsto un prolungamento dei prelievi dei cinghiali per ridurre drasticamente la popolazione e evitare il contagio tramite i "fungiatt" provenienti dall'estero.

Si è chiusa martedì la stagione di caccia alta. Tra le catture spiccano quelle dei cinghiali, in crescita rispetto al 2023. Ma non basta: questa specie va contenuta anche per rallentare la futura diffusione della peste suina, oggi presente in Nord Italia. E a questo proposito, il Cantone teme un salto della malattia di diversi chilometri tramite i “fungiatt” d’oltreconfine. A Ticinonews ne abbiamo parlato con Andrea Stampanoni, collaboratore scientifico dell'Ufficio caccia e pesca.

Stampanoni: "Prolungato fino a gennaio il periodo dei prelievi"

Stampanoni ci ha spiegato che per i cinghiali l’obiettivo "è la drastica riduzione della popolazione, in primo luogo per limitare i danni che questa specie causa in abitazioni private e all’agricoltura. In secondo luogo, ma non è un motivo meno importante, per contenere una potenziale espansione dell’epidemia di peste suina africana". Nonostante il numero dei prelievi in forte crescita, "purtroppo la popolazione di questo suide è ancora molto numerosa. Mettiamo quindi in campo un nuovo periodo di prelievo, che prenderà il via a metà novembre fino ad almeno fine gennaio. Inoltre, siamo in trattativa con l’Ufficio federale dell’ambiente per transigere legalmente al periodo di procreazione in febbraio di questa specie e prolungare ulteriormente il periodo”.

"Una riduzione drastica anche a causa della peste suina"

Ma a che numero bisogna arrivare? “Non c’è un obiettivo quantificato numerico, come invece accade per altre specie. In questo caso si parla di de-popolamento, quindi si va ben oltre il contenimento della crescita: si tratta di una riduzione drastica della popolazione". C’è il timore però – come visto nella vicina penisola – che la malattia non segua i canali di diffusione della specie, ma che faccia dei salti a causa dell’uomo. "Ad esempio persone che si recano nei boschi con vestiti o scarpe precedentemente entrati in contatto con un cinghiale infetto possono causare il contagio in altri animali. In questo periodo il timore è principalmente legato ai funghi: molti cercatori che vengono da oltre confine potrebbero essere dei vettori involontari della malattia, facendole fare salti di molti chilometri dal luogo di origine facendola arrivare qui in Ticino”, ha concluso il collaboratore.