
Alla vigilia del ritorno in piazza dei dipendenti statali, il tema delle pensioni anima anche la politica. La situazione finanziaria dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPCT) è stata illustrata ieri dai suoi vertici alla commissione della Gestione, la cui maggioranza ritiene necessario stabilire e approvare al più presto delle misure compensatorie alla prevista riduzione del tasso di conversione. Un tema, questo, di cui si parla da mesi.
Il taglio previsto
La riduzione del tasso di conversione, immaginata per gradi dal 6.17% al 5%, si tradurrà con un taglio complessivo delle rendite dei dipendenti statali del 20%. Ciò che, negli scorsi mesi, ha portato a numerose proteste e manifestazioni, tra cui quelle previste oggi sotto l’organizzazione dell’Associazione ErreDiPi.
I vertici dell’istituto ascoltati dai commissari
Ieri mattina i deputati, a cui spetterà l’ultima parola sulle misure in quanto il Cantone è il datore di lavoro, hanno ricevuto i vertici dell’istituto, che ha illustrato la situazione in cui versa la cassa pensione cantonale e le rendite per i dipendenti pubblici, nonché possibili piste per risanare e compensare il taglio delle rendite. "Abbiamo avuto un'audizione molto impegnativa, è una questione molto tecnica", commenta il presidente della Commissione Fiorenzo Dadò a Ticinonews. “Sono state illustrate diverse piste possibili e sono stati fatti paragoni con altre casse pensioni pubbliche. La commissione si è resa conto della situazione di tutti gli affigliati. È responsabilità del prossimo Parlamento trovare una soluzione che possa andare bene per tutti”.
La maggioranza a favore di misure compensatorie
Si può dire che c'è una maggioranza tra i commissari che sostiene la necessità di trovare delle compensazioni, come chiesto da ErreDiPi? "Non siamo ancora entrati nel dettaglio”, risponde Dadò. “C'è sicuramente una buona fetta del mondo politico che si rende conto che ci sarà una fascia di dipendenti pubblici che subiranno dei tagli importanti. Bisognerà trovare una soluzione”. Una soluzione potrebbe essere anche quella di mettere soldi pubblici nella cassa. “Il datore di lavoro deve assumersi le responsabilità. Sarà poi il Gran Consiglio a decidere e se ci sarà un referendum, la popolazione ticinese”.
Il possibile referendum
Un referendum era già stato ventilato dall’ala destra del Parlamento, ma per ora non c’è ancora nulla di concreto. Dal canto suo il consigliere di Stato Christian Vitta aveva parlato di un messaggio sulle misure compensatorie entro l’estate. Nel frattempo oggi è prevista una giornata di mobilitazioni con marcia da Giubiasco a Bellinzona a partire dalle 17.00.

